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    September 02

    questo blog notes non abita più qui

    questo blog notes non abbbita più qui, ma c/o:
     
     
    il signor gates bill o chipperlui ha deciso di cambiare piattaforma (petrolifera).
    la sua irresistibile tendenza al monopolio lo ha indotto ad escludere i sistemi operativi diversi da uindovs
    dall'accesso ai blog spaces. o, meglio, usando un sistema diverso è possibile accedere ai suoi blog
    ma non immettere cose, cioè post (it).
    non voglio fare la beppegrillina.
    nondimeno, siccome avere un blog e non poterci scrivere niente è come avere un barattolo di nutella e non poterlo aprire,
    un tubbbino di ermééés e non potrelo indossare, l'altra metà della mela e non poterla sbucciare,
    una barcaavvvela in montagna, insomma ci siamo capitolati...
    sarebbe inutile e triste come la famosa birra senza il famoso alcool,
    e siccome altresì io uso i mac (infatti adesso sto scrivendo da una tastiera che non è la mia, oddddio...)
    e anche se mi dispiace tanto lasciare questo blog (perchè sono nostalgica, ma non per questo monarchica)
    è più facile cambiare blog che compiuter.
    (non mi fate sentire in colpa. lo so che le colpe dei genitori non ricadono sui figli, a volte però si).
    insomma, per farla brè.
    insomma, per farla bre-ve:
    mi trasferisco.
    ecco il nuovo indirizzo:
     
     
    (dice che questo blog fa molto figo).
     
    ho ricopiato tutti i miei postini.
    non so come fare per i commenti.
    ad ogni moto perpetuo, questo blog resta qua, (postibus sic stantibus) e poi si vedrà.
     
    mi venite a trovare?
    per favore, non portatemi vasi che la casa è piena
    e i fiori stanno bene dove stanno.
     
    a presto,
    chiara.
     
    August 28

    sto tornando...

    ultimo bagno...

    c.

    July 30

    torno a casa

    sapete come trovarmi.

    buon agosto,

    c.

    July 27

    pistacChia

     

    ho un nuovo secondo gusto preferito.

     

    la storia dei miel gusti preferiti?

    (dai dai dai dai raccontacela). vabbéne.

     

    1. età minima:

    cono fragola limone e pistacchio.

    [Un gelato al limon, gelato al limon gelato al limon, sprofondati in fondo a una citta.
    un gelato al limon e vero limon- ti piace? mentre un'altra estate passerà]

    mi sembrava una cosa patriottica (up patriots to arm).

    in realtà non mi piaceva. ma mi piaceva averlo addosso sui vestiti.

    a volte scivolate estemporanee su gusti qualunque (ma che cono mangiava musil?) purchè colorati.

    tipo puffo.

     

    2. età media:

    cono cioccolato e panna.

    panna sopra e panna sotto.

    [ Bambina ti voglio ti sento ti muovi, mi turbi mi arrendo:

    Gelato al cioccolato, E' dolce ma un po' salato. Tu gelato al cioccolato. Un bacio al cioccolato, io te l'ho rubato]

    fastidio fiscico per chi assumeva gusti tipo nocciola.

    stracciatellamente piccolo borghesi e poco decisi.

     

    3. età fino a poco fa:

    cono fragola e cioccolato.

    [rossetto e cioccolato che non mangiarli sarebbe un peccato. si fa così, si cuoce a fuoco lento, mescolando con sentimento: le calze nere, il latte bianco, e già si può vedere che piano sta montando...

    cfr. anche fragole buone buone & merenda di fragole] 

     

    4. età dall'altro ieri:

    cono cioccolato e pistacchio

    (il pistacchio non fosforescente, però: che poi divento troppo intelligente).

    come ho potuto vivere tutti questi anni senza impistacchiarmi?

    [devo trovare una canzone]

    slurp slurp.

     

    July 26

    volver



    sono tornata,

    tonnata come un vitello.

    non sono più s-bloGGata.


    come hai fatto chiara? (voce fuori campo)

    ho smesso di cercare un'antenna mac-compatibile che riconoscesse il ruter,

    e ho comprato un cavo eternet lungo quindicimetri che passa dappertutto

    un pò tela di penelope (cruz) un pò mollichine di pollicino e arriva qui.

    è verde e mi fa anche effetto serpente, eva vs. eva.

    chi fa da sè fa da sè, ma a volte funziona.

    (l'altro l'altro ieri ho sognato che facevo Robba a letto con iumaturman,

    bang bang)


    sono davvero contenta.

    tenta è troppo simpatica.


    mi siete mancati un sacchissimo.


    c.

    July 10

    Lettera ai Niños

    si scrivono lettere a tutti gli ordini di figli, alcune vengono da penne jelluane e simpatiche, altre antipatiche e fallatiche,

    anche io voglio scrivere una lettera ai miei figli figliaturi prima o poi,

    e siccome non so come si chiamano, li apostrofo con i nomi che mi piacciono di più adesso:



    Cari Giulia, Bianca, Alice, Marta, Tancredi, Manfredi, Andrea,

    vi racconto questa storia dei mondiali del sei, perchè a me è toccato di sentire per anni e anni dei mondiali dell'ottantadue, ma io nell'ottandadue avevo ancora il ciuccio in bocca (e puzzavo ancora di serpente),

    e quindi immagino che anche a voi toccherà di sentire dell'italia francia del sei anche se ancora state ballando il limbo su una nuvolina e fate piovere quando vi scappa la doppia pì.



    i mondiali di calcio sono una cosa strana.

    sono il recupero di una dimensione sportiva un pò più pulita, un pò più libera dalle leggi del (calcio)mercato, un pò più popolare e democratica della repubblica mondiale.

    è la storia del gruppo che diventa squadra perchè è gruppo, e non perchè un signore può comprarsi i giocatori più forti.

    è la versione cosmica delle partite borgata contro borgata, secondo piano contro terzo piano, pianerottolo contro pianerottolo.

    è un sentimento di massa che si unisce e si emoziona.

    perchè alla vostra mamma piace fare l'originale e l'anticonformista, a lei piace anche farlo apposta.

    (li vedete tutti questi colori sulle pareti e sui vestiti?)

    ma la vostra mamma si commuove sempre quando vede tanti personi uniti da un'emozione (la vostra mamma si emoziona alle processioni, ai concerti, ai cortei), almeno quando l'emozione è pulita.

    e così i mondiali diventano cosa bella anche per gli esseri non propriamente calcistici.



    e siccome la mamma non è snob, lei tifa italia.

    anche l'italia è una storia strana.

    (la vedete, no, quella forma stravagante che abbiamo appiccicato al muro, con i puntini colorati di tutti i posti che abbiamo visitato?)

    è una squadra strana, con questi vestiti azzurri e bianchi come i vostri pigiamini della domenica.

    ci sono queste faccette un pò buone, meno tamarre dei giocatori del campionato che il vostro papà guarda ogni tanto la domenica pomeriggio.

    e ci sono tutte queste storie di finali di mondiali perdute: perchè l'arbitro è cattivo, perchè il golden gol non era bigiotteria,

    perchè nino ha avuto paura di tirare un calcio di rigore (questa però è un'altra storia).



    poi succede che si arriva all'ultima partita.

    nell'immaginario mondiale i lacci delle scarpe italiane sono fatte di spaghetti,

    e il portiere tanto Buffo si allena con le pizze.

    non è una squadra favorita. favorita da cosa? favorita e basta.

    e non è una squadra con un nome che ti fa paura solo a pronunciarlo.

    forse perchè ci sono gatti, cose che finiscono in otta, pirli (che non si deve dire), grassi magri, canne, materassi.

    o forse perchè è difficile partire contro il vento e dire che un giocatore è troppo bravo finchè è troppo bravo

    (ma anche questa è una cosa singolare dell'animo umano che vi spiegherò).



    succede che ci sono gli inni nazionali e un pò bisogna emozionarsi.

    bisogna anche calarsi nel ruolo: la mamma si è messa una grande bandiera come top (ma sotto aveva una canottierina rossa, non vi preoccupate, la mamma è brava)

    aveva davanti una grande insalatiera di pasta fredda, la birra, le patatine al formaggio e i cornetti algida

    (anche le sigarette, ma questo non ve lo posso mica dire).

    succede che la partita comincia e dopo poco pochino la francia che è la squadra avversaria fa gol.

    (la francia sportivamente è sempre stata un pò antipatica, perchè ha vinto tante cose.

    ma ricordatemi di parlarvi di bartali)

    in realtà il signor materasso fa fallo di sgambetto mentre il signor zinedinzidan (che è un pò come la filastrocca della capra che canta sopra la panca) sta per tirare.

    allora il signor arbitro, che a volte somiglia un pò al cervo (il papà di bambi)

    dice che senza sgambetto ci sarebbe stato un gol forse forse. e allora fa decidere al dio della palla,

    e assegna un rigore. sono lì davanti la filastrocca e il buffo, soli soletti. e la filastrocca fa un tiro strano

    (a cucchiaio, ma fatevelo spiegare da papà), ed è gol.

    tutti sono molto tristi e preoccupati (tutti quelli che tifano italia).

    ma siccome il dio della palla vede e provvede, il materasso che aveva fatto fallo di sgambetto alla filastrocca,

    riesce a fare gol, così è parità (egalitèèè, come dicono i francesi, ma questa è ancora un'altra storia. e anche la marsigliese è un'altra storia rispetto all'inno di mameli).

    e cominciano minuti lunghissimi: alla mamma fanno male le gambe e si sente tutta sudata.

    poi little tony fa un gol. ma il gol viene annullato perchè è fuori dal gioco.

    (è una cosa misteriosa, il fuorigioco, come la polverina delle fate di peter pan).

    poi succede una cosa molto brutta: il signor filastrocca si arrabbia col materasso.

    forse perchè il materasso ha detto qualche cattiveria, ad esempio che il signor filastrocca è pelato come un pomodoro,

    oppure che la mamma della filastrocca non lo lavava quando era piccolo.

    sono cose che non si dicono. però il signor filastrocca esagera e anzichè rispondere con una cattiveria

    (che in realtà non si fa neanche questo), gli dà una testata sullo sterno.

    e il povero materasso cade per terra (ma non muore).

    la filastrocca viene espulsa e sprofonda nel baratro degli spogliatoi.

    ma la partita va avanti (l'unica differenza è che il commentatore non può più dire che le squadre hanno fair play)

    noi siamo uno in più, ma non riusciamo a segnare. e così ci sono le sofferenze supplementari, altri trenta minuti. (la mamma non ce la fa più a correre).

    e nessuno riesce a segnare, così si va ai rigori.

    i rigori si fanno nello stesso posto, quindi in realtà non si va da nessuna parte.

    però sono una cosa un pò mistica. è sempre uno che tira da solo e uno che para da solo.

    non si sa chi ha più il cuore in gola, o le ginocchia nello stomaco.

    e ai rigori, dove l'italia non vince mai....

    tan tan tan....

    il signor tre seghe (che un'altra volta proprio lui ci aveva fatto andare via) sbaglia.

    e quindi la francia fa quattro punti piuttosto che cinque.

    e invece l'italia, con tutti i suoi tatuaggi di nomi di mamme, di donne, di figli...

    ne fa cinque su cinque.

    e vince.



    c'è una grande commozione celebrale, tutti si vogliono più bene (anche se nessuno vuole bene alla francia e alla mamma della filastrocca soprattutto),

    e tutti vanno a fare confusione per la strada, tutta la notte.

    (la confusione per la strada però si può fare solo quando si è grandi, perchè altrimenti arriva babbbau che si mangia le mamme e i loro bambini).



    e questa è la storia.

    la mamma vi ha comprato la gazzetta dello sport (che normalmente non si compra), apposta per voi.

    l'ha comprata dal suo giornalaio preferito (quello che non tiene quotidiani di destra) che è rimasto un pò stupito quando lei gli ha detto che la comprava per voi che ancora non c'eravate mica.

    però quando parlava dei rigori, il signor giornalaio aveva gli occhi lucidi.



    adesso che sapete la storia,

    in questi mondiali nuovi che state guardando sputacchiando potete fare un sacco di citazioni e riferimenti,

    che un pò c'eravate anche voi.



    xxx

    July 07

    Alice ruba la Mela a Biancaneve e il mio Mac non va.

    sono fuori dalla rete

    e comunque se fossi un pesce spada userei la SPADA per uscire dalla rete,

    e per fare un pò di guerra. (del resto l'amore è sempre sul filo del RASOIO.

    a volte basta fare FIORETTO per risolverlo).

     

    ma non è di questo che volevo POSTARE.

    quindi non suonerò due volte ed eviterò di imbucarmi.

    (del resto perchè dovrei imbucarmi, io? sono forse una lettera sgradita?

    chi non vuole essere mio ospite?

    ma se ospite è chi ospita, perchè amore è chi è amato?

    anche se chi è amato è ostile?)

     

    ma non è di questo che volevo postare.

    quindi l'ho già detto due volte e mi sono ufficialmente imbucata.

    ormai tutti mi hanno vista. e sono contenti di vedermi.

    o hanno una pistola in tasca? tanto io ho la spada.

    diceva Lui che ci vuole molto più coraggio a automorire morire di coltello che di pistola,

    qualcosa che ha qualcosa che ha qualcosa che ha qualcosa a che vedere

    con le ultime lettere di jacopo e con i dolori del giovane werther.

    (bang bang, diceva dalida:

    bang bang, di colpo lei, bang bang, lei si voltò, bang bang, lei mi baciò,bang bang, e a terra mi lasciò).

     

    ma non è di questo che volevo postare.

    quindi l'ho già detto tre volte e mi sono ufficialmente imbucata.

    per fortuna ho portato una bottiglia di vino.

    se qualcuno mi imBrocca so cosa versare.

     

    non ne esco più da questa estemporaneità se non ne esco. quindi ne esco.

    (così imparate a non invitarmi).

    è che sono fuori dalla rete, cioè dal ueb. un pochino.

     

    abbiamo messo l'adsl nella privata dimora.

    ma non c'è il router che mandi un segnale al mio Mac (chiavellico).

    il mio Mac non va d'accordo con alice.

    il mio Mac in realtà non va d'accordo con nessuno.

    soprattutto con i PC.

    Lui li trova troppo schierati con il partito comunista (e la storia del monopolio windows è solo una copertura).

    Lui è radicale, invece: la mela nel pugno.

    Il mio Mac non va d'accordo con alice.

    Forse perchè alice tutto questo non lo sa.

    Forse non lo sa perchè sta tutto il giorno a bere il uischi che si fa distillando i fiori.

    Però è una meraviglia lo stesso.

     

    C.

    July 04

    c'è rete e rete

    la palla è rotonda
    è un pensiero lapalissiano o è una metafora,
    anzi una mezza-fora (e l'altra mezza è dentro)
    della vita che è tonda
    (che ci vuoi fare,
    "L´inevitabile non accade mai, l´inatteso sempre", dice Keynes John Maynard)
    dell'amore che è tondo
    (che ci vuoi fare, basta a se stesso, ma è pronto a scivolare o a esplodere,
    infatti anche l'anguria che è frutto patriottico è tonda)
    dell'umore che è tondo
    (che ci vuoi fare, la donna è mobile).
     
    il pescespada no, però.
    e nell'attesa dell'evento semiapocalittico di stasera
    (stasera che sera, e che sarà, che sarà? svegliati e primavera)
    c'è rete e rete
    (e c'è anche rita botto che ha cantato questa canzone qua)
     

     

    Lu pisci spada   
    (D. Modugno)
     
    Chist’è ’na storia
    d’un pisci spada
    storia d’amuri….
    Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
    pigghia la fiocina accidilu accidilu accidilu ahh…
    te pigghiaru ’a la fimminedda drittu drittu ’ntra lu cori
    e chiancìa di duluri ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    e la varca la strascinava e lu sangu ni curria
    e lu masculu chiancìa ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    e lu masculu parìa ’mpazzutu
    mi dicia bedda mia nun chiancìri
    bedda nun chiancìri
    dimmi tia c’haju a fari…..?
    Rispunnia la fimminedda
    ccu nnu filu e filu ’i vuci
    scappa scappa amuri miu
    ’ca sinò t’accidunu…
    No no no no no amuri miu
    si tu mori vogghiu murìri ’nzemi a tia
    si tu mori amuri miu vogghiu murìri….
    Ccu nu saltu si truvàu ccu issa
    ’ncucchiu ’ncucchiu cori a cori
    e accussì finìu l’amuri
    di du’ pisci sfurtunati….
    Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
    c’è puru lu masculu
    pigghia la fiocina accidilu accidilu ahhh…
    Chist’è ’na storia
    d’un pisci spada
    storia d’amuri.
     
     
    tra-duzione (da napoli in su)
    Il pescespada 
    Questa è la storia -d'un pesce spada - storia d'amore...
    Dai dai è lì, I'ho visto, l'ho visto... - prendi la fiocina, uccidilo uccidilo uccidilo ahh...
    hanno colpito la tua femmina dritto dritto in mezzo al cuore
    e piangeva di dolore ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    e la barca la trascinava ed il sangue si spargeva
    ed il maschio piangeva ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
    ed il maschio pareva impazzito
    diceva: "bella mia non piangere, - bella mia non piangere, -dimmi piuttosto cosa devo fare...?"
    Rispondeva la femmina -con un filo e filo di voce:
    "scappa scappa amore mio -perché altrimenti ti uccidono..."
    "Non no no no no amore mio - se tu muori voglio morire assieme a te
    se tu muori amore mio voglio morire...”
    Con un salto si trovò abbracciato cuore a cuore vicino ad essa
    e così ebbe fine l'amore - di due pesci sfortunati... -    
    Dai dai è lì, l'ho visto l'ho visto - c'è pure il maschio -prendi la fiocina, uccidilo uccidilo uccidilo ahh...
    Questa è la storia - d'un pesce spada - storia d'amore...
    June 28

    chiatenaccio



    IL CALCIO SENZA FOSFORO COME METAFORA DELLA VITA MI DÀ TANTI ASSIST.


    mizzica lo so che io sono agitata non mescolata (shaken not stirred, come la vodka martini),

    che anche se il freno motore mi fa ridere e mi dà soddisfazione ("questo minestrone, tutto il circondario saprà.."),

    in terza proprio non ci so stare, e se potessi passerei dalla prima alla quarta in diagonale

    (e solo perchè la quinta direttamente comporterebbe degli zigzaggamenti),

    che non so aspettare e non so stare ferma.


    ergo bombergo se fossi pucci pucci cippi lippi adotterei (adotterei un cocker arancione e lo chiamerei picasso),

    adotterei lo schema zemaniano sul quale parole hanno blowingato in the wind del blog.



    a proposito, 3 consigli per venerdi:

    a) mettere tre punte (inzaghi, toni e totti

    - totti solo per via del rigore, ma si sa che basta pocho a convincermi),

    quattro centrocampisti (grosso, matarazzi -

    forse matarazzi non può giocare? vabbè, neanche io sono lippi -,

    gattuso - che mi piace tanto colla sua calabrosità di pancia che corre tanto tanto tanto, e nesta),

    e tre difensivi (zambrotta, perrotta e cannavaro).


    b) usare i lati o le fasce o come si chiamano,

    insomma avanzare come il nuovo che avanza

    un pò stile battaglia alessandromagnina, circumnavigando, circoncidendo, circostanziando.


    c) c è davvero una lettera meravigliosa.


    d) non fare questi lanci carambolati caramboleschi

    che la palla si sa dove parte non si sa dove arriva.

    ma tiri bassi dritti e forti come (qualsiasi metafora mi assume una connotazione sessuale, quindi omissis).


    e) dire a buffon che se non ci fosse lui,

    e anche che sta meglio col vestito color granata piuttosto che giallo.



    però stavo scrivendo un'altra cosa.

    e cioè, che nonostante un naturale approccio peripatetico alla esistenza

    e nonostante il catenaccio mi faccia antipatia

    mi inviluppo nella contraddizione che (sol mi) consente e qui lo dico:

    QUANDO SI HA TRA LE MANI

    NELLE PIEGHE DELLO STOMACO

    STRETTO TRA LE GINOCCHIA

    QUALCOSAQUALCUNO DI DAVVERO PREZIOSO:

    ME NE INFISCHIO SE POI MI FISCHIO

    E FACCIO UN CATENACCIO CHE LO PROTEGGA.


    qui lo dico ma tra poco lo nego.

    maybe, let it be.


    c.

    June 27

    after-eight: com-mentino

    chissà se battisti lucio davvero fascista era ("non dire no, non dire no, prendi tutto quello che ho")

    e renis tony ("se vui dirmi di si, devi dirlo perché non ha senso per me la mia vita senza te")

    e allora fornaciari sugar zucchero ("con le mani se vuoi, puoi dire di si").

    forse no (se quelle sono canzoni d'amore ridicole alla pessoa fernando e kundera milan,

    se quelle sono cose d'amore ci vogliono un sacco di referendum confermativi, sospensivi, abrogativi...).

    quello che conta alla rovescia atnoc (in anagramma tanco, ti voglio tanco bene, anche se non balli il tanco commè)

    è che



    CI SONO QUORUM CHE FANNO DAVVERO BENE AL CUORUM.



    (cambio aggettivo, lascio le chiare petrarchesche e divento sono gozzaniamente felice)

    chissà se totti prima di tirare il calcio di rigore (a parte meditare sull'opportunità del calcio a cucchiaio)

    canticchiava nella sua mente la leva calcistica del sessantotto.

    June 26

    NO NO NO (you don't love me and i know now)

    sgattopardata referendaria:

    se niente deve rimanere com'è, è necessario che niente cambi [così e adesso]



    June 23

    XXII (il filo non lo cerco certo qui)



    ossessione autobiografica per il VENTIDUE:

    il mio giorno, l'inizio del passaporto, della prima carta di identità, del numero di matricola, in tante camere di albergo.

    cosa scelgo da uno a dieci?

    UNDICI perchè è di più (e io non sono per le mezze misure, infatti il cinque come canale cinque mi sta antipatico).

    undici perchè è un numero primo. undici perchè sono due uni vicini e romantici. e se non fosse Chiaro, diventa ventidue.

    undici è il mio ono-mastico (a bocca chiusa, anche le gomme, sempre).

    se poi faccio un consommé dei numeri della mia data di nascita torna 2-2, ventidue.


    il ventiduesimo tarocco è il matto.

    "Il fante di cuori che è un fuoco di paglia VOLTA LA CARTA il gallo si sveglia"

    il matto è anche il numero zero infatti

    "ma era bella, bella davvero, in via dei matti numero ZERO".

    (allora il mio civico numero è davvero 22*2,

    QUARANTAQUATTRO come i gatti in fila per sei,

    che quando undici vanno via restano in TRENTATRE e trotterellano a trento,

    dica trentatre allora, oppure anni di cristo, sempre che qualcun altro non abbia ragione, che il trentatre salta e saltano le tombole, le smorfie e i binghi solinghi,

    ci resta il SETTANTASETTE, le gambe delle donne, il mio anno, la rivoluzione in francia corta,)

    e allora?

    "Mi alzo al mattino con una nuova Illusione, prendo il 109 per la Rivoluzione, e sono soddisfatto Un poco saggio un poco matto".

    e allora? sessanta minuti? (dipende dalla velocità, HO VISTO UN RE che a centottanta CHIlometri, faceva ventidue minuti)

    e allora, il re (ah be, si bè):

    allora BASTA chiamare lo SACCO MATTO,

    che certo che impazzisce, il re, abbandonato da tutti, con una moglie regina che gironzola come un'ossessa nella scacchiera, mangiatrice di cavalieri, e lui di casella in casella e di porta in porta, la sua massima compagnia è della torre quando fa l'arrocco barocco, prezzemolo e finocchio,

    e allora facciamo che la partita finisce con la rivoluzione dei pedoni,

    magari calvino nel castello dei destini incrociati postilloso lo dirà.


    e intanto BASTA COLLE MATTANZE DI MATTI:

    "Tu prova ad avere un mondo nel cuore

    e non riesci ad esprimerlo con le parole,

    e la luce del giorno si divide la piazza

    tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,

    e neppure la notte ti lascia da solo:

    gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro".


    c'è un caldo vento da sud che entra dalla finestra chiusa,

    si chiama ventidue e se ne fa uno spiffero della concordanza.


    c.

    June 22

    traffico: in-colonna sonora



    il mio amore
    è
    capriccioso & viziato
    come una canzone
    di mina
    (tra mi sei scoppiato dentro il cuore
    e
    caramelle non ne voglio più)
     
    quando saremo grandi però
    ci accoccoleremo morbidi
    in una canzone di fossati.
     
     
    e intanto canto
    (sola alle sette di stamattina
    sulla quattro corsie da siena a firenze
    con la finta faccia da pendolare di Chi invece
    è stata a fare festa):
     
    "Siamo stati naviganti
    con l'acqua alla gola
    e in tutto questo bell'andare
    quello che ci consola
    è che siamo stati lontani
    e siamo stati anche bene
    e siamo stati vicini
    e siamo stati insieme.

    Siamo stati contadini noi due
    senza conoscere la terra
    e piccoli soldati
    senza amare la guerra,
    ci hanno mandati lontano
    senza spiegarci bene
    e siamo stati male,
    ma siamo ancora insieme.

    Grandi corridori di corse in salita
    che alzavano la testa dal manubrio
    per vedere se fosse finita,
    allenati alla corsa
    allenati alla gara
    e preparati a cadere
    e a tutto quello che s'impara,
    innamorati della sera
    innamorati della luna
    conoscitori della notte
    senza averne paura,
    innamorati di quel fiore
    che non vuole mai dire:
    ecco, è tutto finito
    e bisogna partire.

    Ma ora è il momento
    di mettersi a dormire
    lasciando scivolare il libro che
    ci ha aiutati a capire
    che basta un filo di vento
    per venirci a guidare
    perché siamo naviganti
    senza navigare
    mai."
    June 21

    soltizio di estate: ondo e ridondo

    Oggi, giorno di solstizio

    (molto meglio di equinozio)

    Tra un’inezia e una facezia,

    un’inutile minuzia,

    ho deciso: mi do all’ozio

    e rifletto sul prepuzio.

    Valutato quell’indizio,

    lascio il mio uffizio,

    interrompo ogni negozio,

    firmo un armistizio,

    e scappo anche dal comizio.

    Abbandono anche il giudizio,

    lo confesso meglio il vizio.

    E mi basta un solo Tizio

    Con ogni nome, anche fittizio

    Che sia Muzio, Fabrizio,

    Maurizio o anche Properzio

    Me ne avvalgo dall’inizio

    per un intimo sodalizio,

    un acrobatico esercizio,

    un simpatico servizio:

    voglio togliermi lo sfizio.

    E quando alfine sarà uno strazio

    lo butterò dal precipizio,

    dritto dritto al suo ospizio

    pretermettendo lo sposalizio.

    Nessun rapporto è un vitalizio,

    per un po’ io lo delizio

    poi mi stanco e lo giustizio.


    Chiarizia Borgia.



    appro-fitto di questo spazio per un uso personale.

    (Del resto questo spazio è mio e posso pecularlo, corromperlo, concurrerlo,

    concupirlo quanto voglio.)

    La mia chiAMICA oggi fa il compleanno.

    Non è mica un caso che lei sia nata nel solstizio di estate e io in quello di inverno.

    Le complementarietà astrali non sono uno scherzo.

    Quindi,

    come si dice tra indiani:

    AUG-URI.

    June 20

    venti giugno del sei

    non è bellissimo?

    20.06.2006=20062006

    non è un pali-ndromo,

    ma si sa che per il calcolo delle probabilità dopo un tot di pali scatta la rete.

    infatti la mia luna si è raddrizzata.



    CHI 'A fà s'à scorda, chi ll'ave s' 'arricorda.

    anche le chiare a volte sono tristi

    anche le chiare a volte sono tristi.

    non riescono a stare su di giri e a diventare meringhe,

    stanche che non hanno neanche la forza di impazzire come maionese,

    rimangono acquettose sul fondo della ciotola,

    e più si domandano perchè non montano e non diventano bianche e dure

    più rimangono inutili e tristi (come la birra senza alcool, diceva quello).

    e più cercano quella cosa cattiva che non le fa ri-montare (un pezzo di guscio? un pò di tu-orlo?)

    più rimangono lì.

    al crocevia di tutte le poesie di ungaretti, montale e quasimodo.

    e poi?

    poi l'ermetismo non basta (il cuki è finito, e l'alluminio - si sa - non riesce a contenere i fluidi)

    e allora ci vorrebbe qualcosa di tamarro, qualcosa di tamaro sul cuore e dintorni

    la snobbitudine lo impedisce (peccato)

    e all'improvviso appare kipling,

    che a quanto pare prima di disegnare borse bruttine accessoriate da gorillini antiestetici ancorchè color pastello,

    kipling a quanto pare scriveva cose

    cose un pò tamarre: ma era troppo presto per qualificarle tamarre.

    e così posso copincollarle, sperando che domani sia un nuovo giorno

    alla rossellla o'hara

    o alla rossella o'chiara:



    "se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,

    benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,

    e a tener duro quando niente più resta in te

    tranne la volontà che ingiunge 'tieni duro!'

    se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile

    e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,

    il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,

    e - quel che è più - tu sarai un Donna, ragazza mia!"

    Kipling Rudyard

    (in verità egli la scrisse al maschile. ma solo perchè era maschio).

    June 16

    BomBomdiBonTon



    BomBomdiBonTon: galatine e galateo

    ovvero: considerazioni brevi e bigotte sull'estetica dell'esame.

    cosa spinge una fanciulla di venti anni circa a presentarsi ad un esame di mondo diritto

    indossando una maglietta verde

    con su scritto "shit".

    dico io, se proprio vuoi andare in giro con la doppia ca addosso,

    scrivilo almeno in giapponese, così nessuno se ne accorge.

    e cosa spinge una fanciulla di venti anni, anche abbastanza paffutella a presentarsi ad un esame di mondo diritto

    con una maglietta bianca con una banana che arriva quasi fino al (non) colletto,

    mezza sbucciata e con il frutto coperto di (finti) svaroschi luccicanti?

    tesoro mio, lo so che omnia munda mundis (=tutto il mondo è paese?)

    ma dopo otto anni di età forse è sconveniente.

    e sorvolo sui maschi in canottiera & infradito,

    sui soliti tanghi che escono da i gins a vita sotterranea,

    e ai uonderbrà spessi cinque centimetri.


    è un bell'assist a l'abitononfailmonaco - lo so -,

    ma se l'abito non fa il monaco, l'abito può fare il cattivo gusto.

    e se mi sento di riportare alla libbbertà di pensiero anche la libertà nel vestire,

    la libertà è pur sempre una forma di disciplina.


    per una critica della (ir)ragione estetica,

    la duchessa di york.

    June 15

    il paese dei campanelli

    apre oggi una nuova rubrica su questo scherno di schermo.

    il ChiAmbero Rosso.

    (CHIssà quanto durerà, se ai facili entusiasmi seguono improvvisi avvilimenti).

    per compensare i miei patetici slanci melodrammatici ("ma no chiaretta non dire così...")

    siccome non si srcIVE di solo sale e menchemmmeno di solo diritto

    TATATATATATATATAAAAAAAAAAAAAAAAA

    TAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

    TAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

    [rullo di tamburi (l'assonanza con il rullo di canna è frutto della vostra perversa immaginazione olfattiva)]

    da oggi parlo pure di purè, cioè dei posti dove ho mangiato che mi piacciono di più.

    Prima Puntata:

    a questa prima puntata ho in mano un poker di assi e posso giocare senza bleffare:

    il piatto sarà mio.

    Ieri:

    Il paese dei campanelli.

    (dovrei scrivere dov'è? aspetta che vado su gugle. anzi no, andateci voi, che la mia pubblicità non è occulta ma sta almeno in penombra. magari dico la località: Loc. Petrognano Semifonte - Barberino Val D'Elsa (Firenze) Toscana - Italia - Europa - Mondo - Sistema solare - Via lattea muuuuuu - Universo - In espansione - come un fisher. datemi un trapano e vi risolverò il mistero del big bang, oppure quello dell'innamoramento: crash bum bang).

    dicevo: il paese dei campanelli.

    che è esattamente come il nome:




    e che si trova qui:

    è assolutamente delizioso e poco affollato.

    se poi l'estetica non vi sazia si mangia diciamo da 7 e tre quarti.

    non è che posso ricordare tutto il menù.

    mi ricordo bene le mie tagliatelle scampi asparagi e calamari (anche se lo so che gli asparagi fanno fare la doppia pì verde, basta mangiarne pochi)

    e soprattutto il fritto di tutti i pesci del mondo colle patate tagliate a velo.

    il vino non ve lo dico per non fare pubblicità palese a una (le)tizia.

    bello e buono e bravo.

    alla carta:

    pancia piena ma il poker vince anche sul full.


    CiBaCiao,

    ARAIHC (versione gambero solitario).

    June 14

    Ecuba al quadrato

    Senza congiuntivi.

    Se metto sulla tavolozza i colORI e gli odORI dei miei tre giorni mi viene una commozione cerebrale.

    Le lacrime mi fanno gli oli e le tempere salate (olio e sale va anche bene, posso imbruschettare un blog, ma per temperare il sale ci vorrebbe l’arrotino, e coll’ombrellaio che ci faccio?)

    rischio di fare un quadro impressionista, ma Monet e Manet (che sono la versione romantica di cip e ciop? E se ci fosse stato anche minet o munet o menet avrebbero fatto qui quo qua?) ci sono già stati (hanno fatto il loro tempo come i giardini pensili di conte paolo) e non voglio fare un Post Posticcio.

    Allora solo un Poster Posticcio sempre, ma senza pretese (portò l’amore nel paese).

    Tre giorni a Siracusa, solo tre (e all’improvviso come mi sei scoppiato dentro al cuore all’), lo stesso improvviso che mi ha impedito di fare un passaggio radente ad ovest (e mi dispiacque assai). Le tragedie spesso le faccio (oppure i capricci) altrimenti le guardo al teatro greco di Siracusa.

    Le Troiane ed Ecuba. Immaginatevi un po’ di giallo dei limoni, un po’ di blu mare sotto la pioggia e un po’ di blu mare sotto il sole. Il sole non prendetelo giallo, che ci sono già i limoni (e non mi pensate Montale, che è di un’altra regione), il sole fatelo che riflette la terra lavica, così brucia anche di più. Verde non troppo, che poi uno si immagina un paesaggio florido, invece è fertile ma difficile (come una donna di trenta anni), un verde alloro. E il rosso lo voglio dell’interno dei ricci, sparsi come le trecce morbide sulle caserecce. E un po’ di rosso anche dal nero d’avola,

    Rosso d’avola, tanto per fare rima con me, e tanto perché, come ha detto quel cameriere di Acireale (“che l’ha detto il dottore che col pesce il vino bianco deve essere? Bevete quello che volete”). Lo stesso baffone che quando il latifondista proprietario del ristorante non mi ha dato il tavolo davanti al mare perchè la terrazza è ancora umida che ha piovuto, lo stesso cameriere baffone che quando gli ho detto che il mare mi manca e che avrei voluto averlo davanti solo un po’, mi ha detto che lui ce l’ha lì, ma non è che se lo può mangiare, e che il mare uno lo può amare solo quando in tasca ha un po’ di soldi sennò, e quante cose ci sarebbero da dire allora, quanti Malavoglia che ti vengono in mente nelle Acicittà (Acireale, Acicastello, Acitrezza) e la Provvidenza e i lupini e quanti pensieri e quante cose che andavano fatte, e questa oscillazione della Sicilia o dei Siciliani tra Rosso Malpelo e il Gattopardo e chissà.

    Adesso basta perché ve lo avevo detto che i colori mi si stanno mescolando, sto flettendo verso turner e invece avrei voluto girare una litografia. Adesso basta perché il rosso mi sta diventando bordò che è un’altra regione e un altro vino.

    Riprendiamo un po’ di rosso, dal sugo della caponata. O, se proprio vogliamo essere morbidi, dalla granita di gelso. L’arancione basta quello del tramonto che è un tramare. Colori pastelli si sa, non ne abbiamo ancora.

    E in questo mosaico, vada per mosaico, metteteci queste donne tragiche. Mentre Troia brucia (e non si capisce perché troia si chiama troia, se poi l’ha presa male per colpa di una che troiana non era), mentre le scenografie (che non sono le sceneggiature, me lo devo ricordare) sono metafisiche e c’è solo la sabbia sul palcoscenico e un tronco e i caratteri sono vestiti da prima guerra mondiale coi cappottoni verdi e gli anfibi o giù di lì, e il coro è di donne ognuna con una valigia marrone (poi una apre la valigia, tira fuori un violino e lo suona in silenzio, cioè nel silenzio degli altri). Questa era Ecuba. Nelle troiane metteteci invece una sagoma di città con le sirene che lampeggiano in silenzio.

    Ecco, tenete nell’emisfero sinistro tutti i colori.

    Nell’emisfero destro guardate la scenografia.

    E col terzo occhio leggete Cassandra che deve lasciare Apollo l’unico non uomo della sua vita per essere consegnata ad Agamennone, Cassandra che impazzisce o rinsavisce ogni minuto di più (“chi è saggio deve fuggire la guerra. Ma se è costretto a combattere, donerà alla patria una corona gloriosa con la sua bella morte, oppure infamia, con una morte vile. Per questo, madre, non devi compatire la tua terra, non devi piangere sul mio letto. Con le mie nozze rovinerò il peggior nemico, mio e tuo”).

    E leggete la mia dolce Andromaca che sta per andare al figlio di chi le uccise Ettore, e che sta perdendo il bambino Astianatte (“si dice che una sola notte cancelli la repulsione della donna per il letto di un uomo: ma io detesto colei che dimentica il primo marito e in un nuovo letto ne ama un altro. Neppure una puledra, divisa dalla sua compagna, trascinerebbe facilmente il giogo: eppure è solo una bestia, priva di voce e di senno”).

    Leggete Elena, che torna all’ovile e ci riprova ad entrare da regina. Perché “chi ama non può smettere di amare” (anche se, forse, “dipende dal cuore dell’amato”).

    E pensate a Ecuba, che la vera tragedia la sente chi resta (non c’è ai stata nessuna donna infelice come te, “nessuna, tranne l’infelicità in persona”), che tutto ha perso e che trova la forza per una sola vendetta (contro Polimestore, che uccise Polidoro, il più giovane dei figli di Ecuba, proprio mentre lo stava ospitando) e che ci riesce, fiduciosa nelle donne dopo tutto (“Agamennone: “me lo immagino, delle donne che hanno la meglio sugli uomini…”; E.: Il numero e l’inganno sono brutti avversari”; A.: “è vero, ma non ho molta fiducia nelle donne”; A.: Perché, non furono le donne a uccidere i figli d’Egitto? Le donne svuotare Lemno di ogni maschio…”).

    A questo punto, mi sto de chirichizzando in una piazza di italia, e forse mi serve una tela nuova.



    Volver… sempre si vuelve al primero limon.

    c.

    June 09

    dlin dlon. comunicazione di servizio.



    scappo, per tre giorni.

    mi mancherò.

    il salvagente è sotto la vostra poltrona.

    in caso di necessità, le maschere di ossigeno si renderanno automaticamente disponibili.

    (indossatele e respirate normalmente.)

    vi lascio questo maniglione antipanico.

    fatene cattivo uso.

    c.