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June 09 dlin dlon. comunicazione di servizio.
scappo, per tre giorni. mi mancherò. il salvagente è sotto la vostra poltrona. in caso di necessità, le maschere di ossigeno si renderanno automaticamente disponibili. (indossatele e respirate normalmente.) vi lascio questo maniglione antipanico. fatene cattivo uso. c. May 24 postilla alle donne tragicheai pastori erranti che me lo chiedono di nascosto. sono (in) sana e salva (come una pistola che ti saluta, a salve; come un'ostrica che ti saluta, valve; come un tortellino che affoga nel burro, salvia). devo solo smaltire le pendenze (ed è difficile stando in pianura) eppure la primavera mi fa venire voglia di scappare, se solo sapessi A QUO. eppure la mia seconda donna tragica preferita (e la prima? arriverà) mi attacca attaccamenti, se solo sapessi AD QUEM. eccola, AndroMACA in un'Amaca di Ettore
non i tesori che la città di Ilio fiorente possedeva prima, in tempo di pace, prima che gungessero i figli dei Danai; non le ricchezze che, dietro la soglia di pietra, racchiude il tempio di Apollo signore dei dardi, a Pito rocciosa; si possono rubare buoi, e pecore pingui, si possono acquistare tripodi e cavalli dalle fulve criniere; ma la vita dell'uomo non ritorna indietro, non si può rapire o riprendere, quando ha passato la barriera dei denti". O. May 17 calcio con un pò di fosforo.questa confusione calcistica mi sfiora appena. ovviamente sarei felice se alla fiorentina succedesse qualcosa, ma solo perchè i fiorentini mi stanno antipatici ed io ero [loro] amica ero una stronza avevo sedici anni appena... non riesco a smettere di pensare agli schemi però. allo schema del boemo. fino a ieri pensavo che boemo fosse un signore con uno schema sbilanciato in attacco, utilizzato da un altro allenatore chiamato zidan (che ovviamente non so come si scrive). ieri ho appreso che il signor boemo è la stessa persona che utilizza quello schema (che infatti è il suo) e che non si chiama zidan, ma zeman (che ovviamente non so come si scrive), anche se tutti e due cominciano per zeta (a quanto pare anche nel nome). la domanda che sorge spontanea, come la pelle d'oca quando, o la tachicardia quando. la domanda che sorge spontanea, mi sveglia nello stomaco della notte quando però mi sono già svegliata per bere un pò di acqua. è questa: perchè nessuno lo usa? se fossi un allenatore (e mi piacerebbe essilo, perchè potrei dare ordini, non fare nessuna fatica fisica, mettere la cravatta e non ridicoli calzettoni fosforescenti, e fumare a bordo campo, e rilasciare interviste, tutte cose che si confanno o si confacciono al mio personaggio in cerca di disonore), se fossi un allenatore e non un allentatore, io userei lo schema 2- 3- 5. che mi sembra assolutamente vincente. del resto, basterebbe tenere i difensini attaccati alla porta, tanto loro mica lo rischiano il fuori gioco. tanto più che poichè la massa usa lo schema 4 -4-2, i miei difensori dovrebbero affrontare pochi attaccanti, quindi ce la fanno. risoluti difensori del capricorno e del toro, resistenti come parmigiani, attaccati alla terra come neanche la robbba di verga. magari un portiere un pò più alto e un pò più largo, così occupa più spazio. del resto, se in barca a vela alle manovre si prendono in prestito i giocatori americani di rugby, non vedo perchè io non potrei assumere, anzi comprarmi (come un paio di scarpe) un portiere pallacanestraro saltellino. un portiere scorpione ascendente cancro, capace di intuire le mosse degli altri e legato alla casa. gli altri tutti lì in attacco, che è molto più divertente. del resto ivi i miei attaccanti troverebbero un sacco di difensori dalla personalità dimessa e volta al sacrificio, e scatterebbero punizioni e rigori. attaccanti del segno del leone o dell'ariete, con un ascendente sagittario oltre e sopra le righe, ma dentro la porta. per non parlare delle sobrissime divise. altro che righe verticali e colori fosforescenti. classiche divise blu scuro con le rifiniture bianche, e calzettoni modello burlington. (ad esempio la maglietta della scozia, di cui ho appena avuto contezza, grazie al balcone). ovviamente non voglio vedere capelli lunghi, codini, nastrini e cerchietti. niente gestacci, massimo sette parolacce a partita, e, ovviamente, niente disgustosi sputacchi per terra. quando cominciano i saldi? a luglio? che mi compro una squadra. la palla è rotonda. saluti interni di punta sinistri.
May 16 36 ore a Roma.Non resisto a questo palindromo: AmoR è RomA.
Saranno i pavimenti di roma, l’A-Roma di roma. Saranno i tassisti col gagliardetto della roma o del lazio, tertium non datur. Sarà la statua di giordano bruno sempre lì a ricordarti che. (e saranno le cose ovvie, se è per questo). Saranno i piatti delle trattorie che anche quando sono piani sono concavi un po’. (e la cucina di roma, e i vini di roma). (e i negozi di roma). Saranno i ricordi che mi ricordo o la sensazione di presente aleph, o di presente occhio del ciclone lì in quell’angolo o in ogni angolo. Sarà quel mio non – banchetto da astrologa dietro piazza navona, o il mio non - balconcino a trastevere. Sarà la confidenza degli sconosciuti o gli occhi. Sarà che andare a roma per lavoro alla fine è solo venire a roma. Sarà la mia meravigliosa amica ariete, le persone che perdo e le persone che ritrovo. Non resisto a quel palindromo. E non ci provo nemmeno
May 12 prime afositàil paesaggio è una villa daqualcheparte nell'isolachec'è, non troppo lontana da palermo è una villa cadente e decadente, da gattopardo scappato con una gatta in calore e senza colore il paesaggio è un cancello arrugginito, quattro cani per strada di razza ma di razze diverse, che fa caduta di stile, i muri scrostati sono, con un residuo di olio, il paesaggio è una finestra con un pezzo di blu e di giallo e una tenda troppo pesante per stare su il paesaggio è una tavola con una tovaglia chiara e damascata, lisa, che struscia per terra e senza tovaglioli, anzi, con i tovaglioli tuttidiversi, le posate pesanti e un po' storte d'argento, anche un pò scure e di due tipi diversi e mescolati, il paesaggio è un vassoio di pasta corta e pesceanchepovero e melanzane e rossopomodoro. il paesaggio sono io, con la guantiera in mano, che rido.
May 09 la decollazione di lucrezio
per chi si preoccupa e per chi non si preoccupa. giovanni il dentiman (ariete, asc. leone) mi ha tolto lucrezio. era un caro dente. un pò ingombrante, voleva farsi strada. voleva a tutti i costi che diventassi grande e mettessi giudizio. ma la sacra sindrome di alice pan è più forte. e così lo abbiamo defenestrato. l'uomo dei denti mi ha dato: il valium x ammorbidirmi la bocca; un preanestetico alla pinacolada per non farmi sentire le punture (e lo trovo giusto, non è che nel duemilasei si può sentire l'ago); e fin qui tuto bene. poi tre punture di anestesia. e fin qui quasi tutto bene. poi c'era una bloody situation, e allora mi ha iniettato dell'adrenalina: da questo momento il cuore ha cominciato a battere così forte che neanche x il mio principe azzurro. e l'aria non voleva entrare. non è stato molto bello. poi lucrezio ha alzato la bandiera bianca, e io ho vinto un sacco di punti (in bocca). adesso sono imbottita di sostanze anticose varie (e di gelato, perchè c'è giustizia al mondo) ma soprattutto son gonfia come las meninas di picasso. torno presto. c. May 06 lucrezio e la pallapazzaHo mal di testa. Mal di testa si dovrebbe scrivere tutto unito (anche tutto unito dovrebbe scriversi tuttounito): MALDITESTA. Il mio malditesta è colpa di Lucrezio. Non il filosofo naturale. LUCREZIO il dente del giudizio in basso a destra (in basso a sinistra se qualcuno mi guarda la bocca). Lucrezio sta uscendo e spinge, in questo modo mi fanno male tutti i denti e mi fa male la testa. Mi fa male la calotta cranica. Se la mia testa fosse il mondo (e questo non è escluso, in una prospettiva CHIAROCENTRICA), mi farebbe male il circolo polare artico: la Groenlandia, la Lapponia, l’Islanda (al cui abitante la natura scrisse una lettera, un giorno), e se sapessi distinguerle anche dei pezzettini di SveziaFinlandiaNorvegia. A tal proposito Uno ha ipotizzato lo svolgimento di una gara di cani da slitta, nella mia calotta cranica. Questa cosa che quando hai mal di testa tutti vogliono sapere dove ti fa male esattamente e soprattutto che tipo di dolore è, tra le tante classificazioni ipotizzabili. Che cambia? Male mi fa. Questo malditesta è come la palla pazza gig. Quando ero giovane avevo una palla arancione di gomma con un’anima di piombo, di modo che quando la facevo rotolare ella (fitzgerald) andava dritto per dieci centimetri (dritto, non dritta: è un avverbio, non un aggettivo) e poi vagava random a destra e a manca (manco per niente). Non aveva le pile. Solo un’anima di piombo. La mia testa ha un’anima di piombo e sbanda. Ho il MALDITESTA PALLAPAZZA. Vorrei che arrivasse L’uomo Con L’apriscatole (celeberrima tela di Magritte) che mi aprisse tipo scatoletta di tonno e levasse il piombo. E mi richiudesse. (magari già che c’è potrebbe anche togliere un po’ di difettucci caratteriali). Lunedì il signor dentista mi toglie Lucrezio. Non mi sento di escludere che ne avrete contezza. Adesso ascolto i Bluvertigo, magari fanno effetto doppler omeopatico e mi passa. c.
e allora vado,comincio a cercare, aprire i cassetti del comodino e quelli del bagno piccolo: devo risolvere il problema o credere di risolverlo PERCHE’ GIOVE HA CAGATO FUORI MINERVA DA UN'EMICRANIA ho bisogno di pillole che facciano passare il mio malditesta le lezioni che subisco a scuola servono solo per il mio malditesta MI PIACE LA BRAVURA MA A VOLTE IL JAZZ SERVE SOLO PER IL MIO MALDITESTA non odio il calcio ma chi ne abusa serve solo per il mio malditesta e spesso di sera se non digerisco accuso leggeri principi di malditesta” (Bluvertigo – Il mio Malditesta) May 04 c.d.g.Ci sono cose che NON SOPPORTO. Potrei dire le bugie, ma le bugie mi stanno simpatiche. Piuttosto l’iposensibilità. Potrei dire i tradimenti, ma piuttosto (ma piuttosto non si dice) deludere un amico. Potrei usare la parola idiosincrasia, ma tengo una idiosincrasia per una parola idiota come l’idiosincrasia. La banalità è in agguato, come L’iMPREVISTo. Ma l’imprevisto è più simpatico delle probabilità. (Monopoli è di destra. Ma perchè Risiko è di sinistra?) L’imprevisto aumenta l’ENTROPIA del sistema (la probabilità invece fa sudare, e aumenta l’entalpia, credo, ma non sono una fisica, anche se ho un certo fisico. E anche un fisico di ruolo). Una cosa aumenta a dismisura l’entropia del mio sistema. E (stranamente, stranamente perché mi piace entropizzarmi) è una cosa che non sopporto. Due punti a capo. IL CAMBIO DI GUARDAROBA (di nuovo a capo perché il momento è solenne). Non sono le rondini a fare primavera, ma il cambio di guardaroba. Ineluttabile come un’emozione. Ciclico come una bicicletta. Periodico come una tavola. Stagionale come una pizza. Dovrebbero dare un giorno di aspettativa per il cambio di guardaroba (da adesso c.d.g.). Ci sono quelle che, poverine, lo fanno tra camera e cantina, con un enorme dispendio di energia. Ci sono quelle, fortunelle, con un armadio a due piani, che lo fanno col bastone, sopra sotto sopra sotto, come nei più classici rapporti sessuali. Io lo faccio da una stanza ad un’altra. Meno di cinque metri. Moderata fatica (ma non per questo sono democristiana). Nondimeno. Vestiti che non mi ricordavo di avere. Vestiti che non trovo. Vestiti che non mi entrano, ma potrebbero rientrarmi. Del resto non è detto che io non ritorni alla taglia che avevo a dodici anni. Vestiti che non metterò mai, ma che potrebbero tornare di moda. Vestiti che non metterò mai, ma hanno un sacco di ricordi. (Come potrei buttare degli shorts blu e bianchi che ho comprato a Cannes nella gita della maturità?) Troppi vestiti. Non è colpa mia. È lo Sciopping Compulsivo (che però è sempre più lungimirante della nutella compulsiva. Anche se, un dolcetto al termine dello sciopping ci sta come il cacio sui maccheroni, se io non fossi allergica al formaggio). È quando una mattina ti svegli e pensi che non ha senso vestirsi se non hai un paio di pantaloni VERDE ACIDO. È quando devi festeggiare e ti fai un regalo. O quando sei triste e ti fai un regalo. O quando ti fanno un regalo. Maglioni di lana che emigrano. Gonne in tweed che scappano dalle grucce. E le sciarpe (ma perché ho tutte queste sciarpe?). Almeno i cappottini filano in lavanderia di default. Ma la FASE DESTRUENS finisce, anche se puzza terribilmente di Naftalina (e io non sono Eta Beta: non sopporto la naftalina. E neanche i surrogati della naftalina che puzzano di finta lavanda. Potrei firmare un accordo colle TARME: un maglione l’anno e mi lasciano in pace l’armadio). È la FASE COSTRUENS. Non ci stanno tutti, nell’armadio principale. Spingono, urlano, si spiegazzano. Si buttano per terra cercando di sporcarsi con le mie nuvole di polvere per avere una chance di fuga nella via verso la lavatrice. E poi non vogliono ordinarsi cromaticamente: il blu mi si confonde col nero, quando è notorio che “se vuoi essere un cafone metti il nero col marrone, se vuoi esserlo di più, metti il nero con il blu. (Non per nulla la maglietta dell’inter e gli interisti). L’arancione non vuole stare accanto al rosso perché perde in aggressività. E li a spiegargli che il rosso è suo padre. E poi non vogliono seguire un ordine logico. I pantaloni si mescolano alle gonne, i vestiti da spiaggia con quelli da aperitivo. E quando tutto sembra finito. Ancora: il cambio delle borse. Il cambio dei pigiami. Il recupero dei costumi. E poi. Le scarpe. È mai possibile che ho 33 paia di scarpe attuali? Dove attuali vuol dire che non ho contato le scarpe ogni tempo (tipo le decoltè, le ballerine, e le scarpe da ginnastica), e non ho contato le scarpe che non metterò di sicuro e che stanno in uno scatolone apposta). Ma la cosa più incredibile è che Non ho neanche un paio di SANDALINI VERDI. L’abito non fa il monaco, Ma io sono CHIARA. April 30 Taglia e Cuci.Ci sono Luoghi Comuni, come le piazze, le strade, i mercati. E ci sono luoghi comuni sulle donne. Uno di questi è che le donne quando succede Qualcosa, fanno Qualcosa ai capelli. In questo caso il luogo comune sulle donne diventa luogo comune alle donne: il Parrucchiere. I parrucchieri sono soggetti misteriosi, con un Analfabetismo Di Ritorno fintissimo idoneo ad oscurare il loro irrefrenabile spirito di iniziativa creativa: per cui gli chiedi di farti un ciuffo morbido, e ti ritrovi con una frangetta che neanche san martino. Gli chiedi di spuntarti i capelli per toglierti le doppie punte, e non riesci più neanche a farti la coda, di cavallo (hi hi hiiiiiiiii). Gli chiedi un riflesso naturale e ti ritrovi più bionda di britnei spirs (appproposito, che pubblicità terribile, l’ho vista ieri sera al cinema all’era glaciale due. Ho pianto anche lì – per il cartone, non per la pubblicità -: possibile che se un cucciolo di mammut si perde io piango??? Ma questo è un altro capitolo). L’analfabetismo di ritorno (che maschera da “non avevo capito” le loro intraprendenze) si accompagna nondimeno ad una incredibile Capacità Di Analisi In Andata: nel senso che quando io Ando dal parrucchiere, riesco a raccontargli tutta la mia vita (emotivo sentimentale, si intende, nessuno vuole parlare di diritto con me). Come nUoto ai più, io non sono un elemento particolarmente riservato (anche se dico un sacco di bugie, ma anche questo è un altro capitolo): per un misto di protagonismo ed infantilismo, racconto davvero tutto. Ma potrei raccontare davvero tutto, anche perché come diceva Uno, non bisogna avere paura delle parole (e delle parolacce?). Capote Truman in colazione da Tiffany sostiene (in un punto imprecisato al quale non ho fatto l’orecchietta di guisa che mi è impossibile rinvenirlo, a meno di non voler rileggerlo tutto, il che mi piacerebbe assai, specie la parte sulle paturnie, ma non è questo il momento), T.C. sostiene parlando di Holly (che caratterialmente mi assomiglia Proprio, e anche quanto a bon ton, e anche quanto a), insomma questo: che le persone estroverse pronte a parlare di sé reagiscono male alle domande dirette. E quindi? Quindi le domande dei parrucchieri su: “Sei fidanzata? Da quanto tempo? Sei felice? Cosa fate? Ecc. ecc. (salute)” mi danno noia. Questo non mi ha impedito, tuttavia, di raccontare le tappe e le tOppe più significative della mia vita. Giovedì. Quando, per l'appunto, sono andata dal parrucchiere. Che non ci vado mai, per i suesposti Attentati Alla Mia Privacy Ed Alla Mia Capigliatura. E perché in questo borgo non natio e non selvaggio non ho un parrucchiere. (vogliamo parlare dei parrucchieri in Sicilia? Di questa estate quando una tipa è venuta a tagliare i capelli a me e alla mia cugina preferita in campagna – a proposito, ciao cugina preferita!!! – e noi ci siamo fatte trovare con i capelli già lavati, zac taglio, e poi: non importa la piega tanto vado al mare ah ah ah, faccia della parrucchiera un po’ sgomenta, e comunque solo tre euri, incredibile. È un argomento interessante, ma non ne vogliamo parlare, adesso). E Così Vado Random, come i miei emmeppitre su i-tunes, di stazione in stazione, di porta in porta, di parrucchiere in parrucchiere. Quando ho le ottave punte per colpa della piscina e del fon (pensi davvero che potrei scrivere phon?). E quando devo proprio. Ma è stato divertente, questa volta. Dalle ore 13.30 alle ore 17.30. Mi hanno portato due caffè, due bicchieri di h2o. Per la verità avevo chiesto anche un prosecco, che ci stava bene, ma a quanto pare non è compreso, si sono un po’ stupiti. Si sono stupiti anche quando, dovendo aspettare Samantha (giuro che non me lo sono inventato, Samantha con l’acca, poi dici che uno non è predestinato, come sono cattiva, Bertinotti mi censurerà), Samantha con il suo riflessante tra venti minuti, sono uscita con i capelli nel turbante (conTurbante) a fumare una galuas e fare una piccola telefonata rassicurante, giusto per sentirmi dire che qualunque cosa fosse successa alla mi testa sarei stata comunque bella (comunque bella, come la canzone di battisti lucio che mi piace un sacco: “non ti chiedo perdono perché tu sei un uomo”). Ho chiesto anche a Nicoletta la taglia testa se ero a rischio sansone: tu mi tagli i capelli e io perdo la forza (oscura): divento stupida e\o antipatica, ma lei non mi ha rassicurato, anci mi ha lanciato una tipica occhiata maseiscema. Insomma (d’amore). Insomma poi dicono che L’astrologia È Una (Mozzarella) Di Bufala. E invece. Mi ha tagliato i capelli una tipa della vergine (grandi doti di precisione e devozione). Me li ha riflessati una tipa del sagittario (il fuoco è creatività e intraprendenza). Me li ha asciugati uno del leone (solito fuoco). Non so chi me li ha lavati perché non si può interrompere chi ti massaggia i capelli così bene che quasi quasi quasi mi addormento. E quindi ora sono sempre lunghi, un po’ più scalati e con tenui riflessi cioccolato caldo, giusto giusto perché le punte sono ancora più chiare per la solita colpa dello iodio, e così diamo più uniformità (questa storia della uniformità, poi. E la famosa ricrescita? Dico io, è ovvio che se hai i capelli neri e ti fai le mescscscsc bionde, dopo un mese sembri una zebra o la maglietta di una squadra di calcio!!!! bisogna rispettare tendenzialmente i voleri e i colori che madre natura ci ha dato, adattandoli alle nostre forme, Perdindirindina) Dimenticavo. Cosa è successo perché io andassi dal parrucchiere? Niente. Ma qualcosa sta per succedere. Del resto, come dice Una figa (che nel caso di specie sarei io, ma non posso certo scrivere: come dico io, figa): Qualche Cosa Succede Sempre.
March 28 Cose Nostre.Scusami, mi girano le ovaie. All’alba del terzo millennio, sincronizzata mensilmente con la luna crescente, sto soffrendo per la prosecuzione della specie. È un dolore molto intimo e dolce che mi fa sentire donna. Palle. È un dolore fortissimo che mi spappola come un pomodoro nel frullatore. Bladi cler, scusate l’immagine Pulp fiction. Aspetto che uno dei miei FANS faccia effetto. Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (non i piccoli fans di sandra milo e neanche i Romei da serenate veronevoli). Sia Lode all’ipubrofene. E Sia Lode a Clemente. L’assorbente. Interno (come gli interna corporis acta del parlamento, insindacabile). Del resto, nessuna donna sana di mente scalerebbe alberi con un paio di pantaloni bianchi ed un assorbente esterno (anche se avesse le ali, clemente, non lei) al fine di recuperare un gatto o un palloncino. Nessuna donna sana di mente con lo stesso equipaggiamento farebbe paracadutismo. Il clemente, invece, questo sì che è l’invenzione del secolo: l’emancipazione dei movimenti e dei vestiti dai vincoli della fertilità. Sono un ettaro di terra fertile e dolorante. Devo cercare asilo in un romanzo verista. Oppure, in tempi di elezioni. Le donne colle dimostrazioni sono una forza politica. Non dico di fondare un partito perché voglio stare qui. (anche se, in un paese dal pluripartitismo estremo che il proporzionale stimola, ci si potrebbe inserire tra gli automobilisti, gli innamorati, i pensionati, i nordisti, i sudati, chiategorie e griglie, chi più ne ha che se ne fa). Non dico di fondare un movimento perché ho ancora male al pancio. Inserire una postilla in un programma. Questo si. Postilla articolata in tre punti. a) per quattro giorni (liberamente distribuibili a partire da due giorni prima del R-Day, reddei) i cambi di umore e i cambi di amore della donna sono coperti da una esimente impertinente, una scriminante tranchante. Il diritto a piangere ridere piangere arrabbiarsi e mettere il muso senza dare giustificazioni. E senza, per cortesia, che nessuno mi dica “hai le tue cose, ecco perché” con un tono volutamente discriminatorio. Potrebbe farsi ricorso ad un segnale convenzionale, ad esempio, potremmo portare un anello tiffany con un topazio. Ovviamente fornito dal servizio sanitario nazionale. Del resto ho letto che il topazio attenua i dolori addominali. b) Possibilità per tre giorni al mese di lavorare da casa in pigiama. (lo so che voi direte che io lavoro sovente da casa in pigiama, ma parlo per l’umanità tutta, anzi la donnanità tutta). c) Istituzione di un CADòI: Comitato Assistenza Donna Indisposta. Incaricato di portare un mazzolino di fiori di campo e di fornire Fans e Clementi in caso di necessità. E al quale ci si può rivolgere nel caso di infrazione dei punti a) e b). d) Incentivi (avevo detto tre punti? Che fate, mi controllate la vena creativo impegnata?) per chi ricopre la donna con una CoCoCa: Coltre di Coccole Calde. Si può pensare ad un sistema di autocertificazione che consente di accedere a bonus di vario tipo: bonus calcio, bonus lasagna, bonus altro che qui non posso dire ma. Mi sembra ragionevole e, anzi, costituzionalmente obbligato. Fa un po’ fascio? La donna e la famiglia? Non è vero, le dimostrazioni sono rosse e quindi sono di sinistra. Le QUOTE ROSSE sono un fatto che non può essere ignorato. E considerarle specificamente in un programma politico non è una discriminazione al rovescio. Neanche al dritto. E neanche di volè.
c. March 24 Pelle liscia come neve. Sci di fondo (tinta).Sto per scrivere una cosa da femmine. E FRIVOLA. Essendo che io non annoio (quasi) mai posso anche essere intimamente frivola (oltre che vittima di una incontrollabile tendenza allo sciopping compulsivo e compensativo. Ma questo è tema che merita altro è più tempo). Non per nulla ieri sera alla Pergola ho visto la Locandiera di GOLDONI. Cioè, nella mia infinita bontà ho accompagnato dei personi che non potevano sottrarsi a detta visione. Non che io spontaneamente vada alla pergola a sentire Goldoni. Con rispetto parlando, il teatro dovrebbe fermarsi con l’ultimo dei classici greci e riprendere nel novecento, salva piccola parentesi scespiriana. Non escludo che Goldoni abbia avuto una qualche utilità nella storia dell’umanità. Solo che, assodata quella utilità, tappa di sviluppo verso le solite sorti magnifiche e progressive, io ne faccio volentieri a meno e preferisco chessoio, la versione brectiana dell’Antigone al Politeama a Prato. Goldoni (che il mio mac continua a correggermi con godoni, ma ognuno gode a modo suo) possono continuarlo a studiare tra Parini e ALFIERI (che mi sta già più simpatico, forse per via che a scacchi si muove facile. Tanto che tutti si arrabbiano se gli mangi un alfiere e nessuno si scalda quando gli mangiano un cavallo. E dire che è pieno di negozi di carne equina. Barbari). E possono guardarlo le ultrasettantenni che sono peraltro tenerissime quando teatrano anche loro truccate come se dovessero andare in scena. Io non ci vado più. Anche se, a onor di cronaca, ieri mi sono divertita proprio (basta capire qual è il palcoscenico più interessante). Dicevo. Anzi scrivevo. Di una cosa frivola. Non che per un maschio sia inutile o necessariamente pallade (atena). Del resto, io riconosco le cravatte (se è per questo riconosco anche un fuori gioco) e anche una barba fatta bene. Quindi anche un uomo (“può essere dolcissimo, specialmente se al mondo oramai gli resti solo tu”, lo stesso che “può sempre avere un’anima, ma non credere che la userà per capire te”, scusate la MINA vagante). Anche un uomo può riflettere otto minuti e mezzo sul FONDOTINTA.
Esempio dalle noccioline: Sally: “Trascini sempre quella coperta con te, Linus?” Linus: “In effetti sì, è così. E ora immagino che ANCHE TU comincerai a prendermi in giro!!” Sally: “Affatto, credo che sia una buona idea… se ti fa sentire più sicuro, è GIUSTO che te la porti dietro!” Linus: “SMACK” Sally: “I miei sono riccioli naturali”
Del resto, esempio dalle noccioline: Charlie Brown: “…e ricordati che la bellezza è una cosa superficiale!” Lucy: “Non è vero! La mia bellezza non è solo in apparenza, scende in profondità… strato dopo strato dopo strato!” “Sissignore” “La mia è una bellezza SPESSA!”
E il trucco è un autoerotismo estetico. I trucchi danno piacere. E non è solo quello del risultato charmante. È anche olfattivo e tattile. Impiastricciarsi usando gli OMBRETTI colle dita anziché con gli appositi pennellini (gli ombretti sono le polveri colorate che si mettono sulle palpebre, che a quattordici anni intoni solo ai vestiti, poi via via al posto dove stai andando, ai tuoi colori e poi finalmente al tuo umore). O leccarsi il ROSSETTO (il rossetto è quello che si mette sulle labbra, che vorresti che la tua amichetta se lo mettesse rosso fino a quando non se lo mette, rosso). Un grandissimo piacere è poi il mascara nuovo (volgarmente RIMMEL: quello di de gregori. Quello che ti fa le ciglia più lunghe e/o più spesse. A me piacciono lunghe. Quello che da maggiore melodramma alle scenate di pianto perché ti scola sulle gote rendendoti piccola e indifesa. Per questo non bisogna mai usare il mascara resistente all’acqua, se devi piangere come fai?). Il mascara NUOVO fluisce come olio sulle tue ciglia, ti senti gatta e matta. Ma il vero orgasmo mellifluo (ho scritto pellifluo, della pelle, non mellifluo, perché word non lo capisce?), il godimento cosmico a truccolandia è il FONDOTINTA. Perché è lì che sono riposte le speranze segrete. Di una pelle splendida luminosa e con i pori chiusi. (il riferimento ai pori chiusi mi blocca la metaforizzazione vita – pelle, voglio una vita e una pelle splendide splendenti, ma non posso stare con i pori immaginari chiusi, vabbè). Ci sono due grandi genus di fondotinta. Fluido e compatto. Quello fluido te lo spalmi colle mani come se fosse una crema, sembra facile ma il rischio chiazza incombe. Ricordarsi di agitarlo. Quello compatto si spalma con una spugnetta ad hoc, a vote impercettibilmente bagnata. Sembra difficile ma è più facile. E poi te lo puoi portare dietro per ritoccarti in macchina prima di. Non so dire quale mi piaccia di più. È necessario averli entrambi e fluire vigili colle circostanze. E poi il colore del fondotinta. Lo provi sul polso e vedi quello che non si vede, che ti fa tutt’uno con il tuo colore. Attualmente sono passata dal fondotinta xxxxxxxxx (che brava che non faccio pubblicità), vitalumière (piccola pubblicità solo per chi già sa) n. 20 (claire, perché l’inverno richiede candore) al n. 45 (rosato, perché la primavera mi accende l’olivastro). Il fondotinta compatto ha un substrato fisso (scatolina con specchio e spugnetta) dove si incastra il refill di trucco vero e proprio. Eccoci qua. Al punto G del trucco. Quando il refill è nuovo nuovo. Liscio come un barattolo di nutella ma senza paura dei brufoli. Prendi quel lisciume te lo trasferisci sulla pelle. E ti vedi sana e bella e luminosa e compatta. Anche le occhiaie diventano sciccose. È rassicurante. Tutto questo per uscire e sentirsi dire: come sei bella naturale e senza trucco. Funziona. Fondotinta, grazie. A dispetto degli afterhours (e della recensione che non c’è più), non ho più bisogno di fare pensieri superficiali per avere la pelle splendida. (E voi, genti, diffidate delle donne che non usano il fondotinta perché sudano o non ne hanno bisogno. Non è per bisogno, è per piacere)
March 17 sefAmoriNell’anno cinque ho fatto diciotto anni ed è per questo che il quattro luglio mi sono patentizzata. Indipendenza chiamericana. L’idea era che gli uomini (da menti semplici secondo la nota definizione della mia meravigliosa amica ariete) avrebbero avuto tre funzioni essenziali alle quali tutte le altre potevano essere sussunte: guidare, fare i buchi al muro con il trapano, e il sesso. Da qui, sarebbe stato assolutamente inopportuno che io prendessi la patente, privando le simpol mainds di cui sopra di una delle loro rationes. Poi le cose cambiano, i figli crescono, le donne imbiancano, le mezze stagioni hanno pensato di accoppiarsi così da diventare intere. Del resto che differenza c’è tra la primavera e l’autunno, dal punto di vista di una palla di vetro con un duomo a forma di meringa e le foglie (o i fiori) che scendono e salgono quando la accappotti? Ma non dilaghiamo e non divaghiamo. Le cose cambiano. L’assunto non è cambiato, però. Inevitabile truismo. E allora? Io ho preso la patente lo stesso, ma non è che la coerenza devo cominciare a cercarla proprio qui. Rimane il problema dei marciapiedi, delle colonne che spuntano come funghi quando devo fare retromarcia (del resto anche i funghi congelati sono duri come le colonne, infami), della frizione consumata, delle spazzole che sporcano i vetri anzichennnò. Però poi arriva la dolcezza dei riti: la funzione random cogli emmmepitre di nino il frontalino, che cerca la canzone perfetta per un momento che non è perfetto (altrimenti non avrebbe bisogno di cercarsi una colonna sonora, un’altra colonna? È il momento delle trabeazioni), la canzone adatta non arriva, nino impazzisce e non sceglie più, cantatela da sola la tua canzone, cretina. La funzione sigaretta col finestrino aperto e il calduccio a palla: perché è tardi, perché è presto, perché sto per fare una cosa noiosa, perché sto per fare una cosa divertente, perché sono stressata, perché sono rilassata, perché sono sola, perché siamo in due: abbiamo il tempo di una sigaretta? E poi c’è il driver watching ai semafori. Uno (…) una volta ha scritto un sonetto sugli amori che nascono nell’intervallo di un arancione che diventa rosso e poi diventa verde. Che l’arancione diventi rosso ci sta, visto che arancione = rosso + giallo. Assai più singolare che il rosso diventi verde, visto che verde = giallo + blu. Ogm? E soprattutto, la segnaletica stradale orizzontale e verticale è uguale in tutto il mondo per una convenzione, oppure risponde ad un archetipo che dorme nella notte dei tempi? Cosa direbbe froid? Che sua mamma era una signora in rosso, e per questo il rosso inibisce i passaggi, dappertutto? E perché i tori col rosso scattano come molle? E ai laburisti allora spetta il verde? Chiusa parentesi. Uno una volta ha scritto un sonetto sugli amori che nascono nell’intervallo di un arancione che diventa rosso e poi diventa verde. Ero così gelosa e triste, perché, ovviamente, ci ho creduto. Per questo ho preso la patente? Comunque. Da qui i semafori sono diventati sefAmori, e le genti si guardano negli occhi. Pensando: adesso apro la porta ti prendo e ti porto via come se fossi il libro di ammaniti. Pensando: se la pianti di guardare posso giocare col mio naso. Oppure, sono più bella di te, donnetta. La tua macchina è troppo brutta per fartimi guardare, povero. Peccato che i piedi non si vedano perché ho davvero delle scarpe bellissime. E i film? Penso a chi sei, cosa fai, dove vai (un fiorino) come mai l’hai portato con te e il suo ruolo mi spieghi qual è. Ti faccio vivere vite talmente parallele che non pensavi di poterle avere neanche in quell’altra galassia. Che ti stanno talmente bene che più che viti, entrano come chiodi. Con straordinarie possibilità perequative, magnifiche sorti progressive che neanche il sistema tributario secondo la costituzione. Per cui la biemmevvù cupè sta portando a cena l’amante strafiga, ma non riusciranno a fare robba per colpa dell’alcoool, e poi l’analista gli sta costando un sacco. E la signora panda ha la torta millefoglie per il compleanno di Mariolina, speriamo non si sciolga, sono spettinata, ma che bello. E quei due sulla reno quattro? Banalissimo, lei sta pensando all’esame e che non lo ama più, lui le tocca i capelli con la coda dell’occhio e lei cambia idea, e noleggiano un film abbastanza pesante o stupido così da non doverlo guardare. E poi ci sono i film autobiografici: di tutte le macchine nelle quali mi immagino tra enne anni con ics icspressioni, sempre in ritardo. Poi ripartono: sgommando, slalomando, parolacciando. Di solito do la colpa alle sorelle, dalle quali tutti devono correre per bloccare flussi di fluidi con i soliti idraulici (che infatti arrivano sempre in ritardo). Forse perché sono figlia unica (e Chinaia non può passare al Frosinone). Sto cercando di insegnare alla mia macchina a partire in terza. Si spenge. Clacson. Mi raccomando, non usare gli abbaglianti incrociando gli altri veicoli.
c. |
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