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    August 28

    sto tornando...

    ultimo bagno...

    c.

    July 30

    torno a casa

    sapete come trovarmi.

    buon agosto,

    c.

    July 10

    Lettera ai Niños

    si scrivono lettere a tutti gli ordini di figli, alcune vengono da penne jelluane e simpatiche, altre antipatiche e fallatiche,

    anche io voglio scrivere una lettera ai miei figli figliaturi prima o poi,

    e siccome non so come si chiamano, li apostrofo con i nomi che mi piacciono di più adesso:



    Cari Giulia, Bianca, Alice, Marta, Tancredi, Manfredi, Andrea,

    vi racconto questa storia dei mondiali del sei, perchè a me è toccato di sentire per anni e anni dei mondiali dell'ottantadue, ma io nell'ottandadue avevo ancora il ciuccio in bocca (e puzzavo ancora di serpente),

    e quindi immagino che anche a voi toccherà di sentire dell'italia francia del sei anche se ancora state ballando il limbo su una nuvolina e fate piovere quando vi scappa la doppia pì.



    i mondiali di calcio sono una cosa strana.

    sono il recupero di una dimensione sportiva un pò più pulita, un pò più libera dalle leggi del (calcio)mercato, un pò più popolare e democratica della repubblica mondiale.

    è la storia del gruppo che diventa squadra perchè è gruppo, e non perchè un signore può comprarsi i giocatori più forti.

    è la versione cosmica delle partite borgata contro borgata, secondo piano contro terzo piano, pianerottolo contro pianerottolo.

    è un sentimento di massa che si unisce e si emoziona.

    perchè alla vostra mamma piace fare l'originale e l'anticonformista, a lei piace anche farlo apposta.

    (li vedete tutti questi colori sulle pareti e sui vestiti?)

    ma la vostra mamma si commuove sempre quando vede tanti personi uniti da un'emozione (la vostra mamma si emoziona alle processioni, ai concerti, ai cortei), almeno quando l'emozione è pulita.

    e così i mondiali diventano cosa bella anche per gli esseri non propriamente calcistici.



    e siccome la mamma non è snob, lei tifa italia.

    anche l'italia è una storia strana.

    (la vedete, no, quella forma stravagante che abbiamo appiccicato al muro, con i puntini colorati di tutti i posti che abbiamo visitato?)

    è una squadra strana, con questi vestiti azzurri e bianchi come i vostri pigiamini della domenica.

    ci sono queste faccette un pò buone, meno tamarre dei giocatori del campionato che il vostro papà guarda ogni tanto la domenica pomeriggio.

    e ci sono tutte queste storie di finali di mondiali perdute: perchè l'arbitro è cattivo, perchè il golden gol non era bigiotteria,

    perchè nino ha avuto paura di tirare un calcio di rigore (questa però è un'altra storia).



    poi succede che si arriva all'ultima partita.

    nell'immaginario mondiale i lacci delle scarpe italiane sono fatte di spaghetti,

    e il portiere tanto Buffo si allena con le pizze.

    non è una squadra favorita. favorita da cosa? favorita e basta.

    e non è una squadra con un nome che ti fa paura solo a pronunciarlo.

    forse perchè ci sono gatti, cose che finiscono in otta, pirli (che non si deve dire), grassi magri, canne, materassi.

    o forse perchè è difficile partire contro il vento e dire che un giocatore è troppo bravo finchè è troppo bravo

    (ma anche questa è una cosa singolare dell'animo umano che vi spiegherò).



    succede che ci sono gli inni nazionali e un pò bisogna emozionarsi.

    bisogna anche calarsi nel ruolo: la mamma si è messa una grande bandiera come top (ma sotto aveva una canottierina rossa, non vi preoccupate, la mamma è brava)

    aveva davanti una grande insalatiera di pasta fredda, la birra, le patatine al formaggio e i cornetti algida

    (anche le sigarette, ma questo non ve lo posso mica dire).

    succede che la partita comincia e dopo poco pochino la francia che è la squadra avversaria fa gol.

    (la francia sportivamente è sempre stata un pò antipatica, perchè ha vinto tante cose.

    ma ricordatemi di parlarvi di bartali)

    in realtà il signor materasso fa fallo di sgambetto mentre il signor zinedinzidan (che è un pò come la filastrocca della capra che canta sopra la panca) sta per tirare.

    allora il signor arbitro, che a volte somiglia un pò al cervo (il papà di bambi)

    dice che senza sgambetto ci sarebbe stato un gol forse forse. e allora fa decidere al dio della palla,

    e assegna un rigore. sono lì davanti la filastrocca e il buffo, soli soletti. e la filastrocca fa un tiro strano

    (a cucchiaio, ma fatevelo spiegare da papà), ed è gol.

    tutti sono molto tristi e preoccupati (tutti quelli che tifano italia).

    ma siccome il dio della palla vede e provvede, il materasso che aveva fatto fallo di sgambetto alla filastrocca,

    riesce a fare gol, così è parità (egalitèèè, come dicono i francesi, ma questa è ancora un'altra storia. e anche la marsigliese è un'altra storia rispetto all'inno di mameli).

    e cominciano minuti lunghissimi: alla mamma fanno male le gambe e si sente tutta sudata.

    poi little tony fa un gol. ma il gol viene annullato perchè è fuori dal gioco.

    (è una cosa misteriosa, il fuorigioco, come la polverina delle fate di peter pan).

    poi succede una cosa molto brutta: il signor filastrocca si arrabbia col materasso.

    forse perchè il materasso ha detto qualche cattiveria, ad esempio che il signor filastrocca è pelato come un pomodoro,

    oppure che la mamma della filastrocca non lo lavava quando era piccolo.

    sono cose che non si dicono. però il signor filastrocca esagera e anzichè rispondere con una cattiveria

    (che in realtà non si fa neanche questo), gli dà una testata sullo sterno.

    e il povero materasso cade per terra (ma non muore).

    la filastrocca viene espulsa e sprofonda nel baratro degli spogliatoi.

    ma la partita va avanti (l'unica differenza è che il commentatore non può più dire che le squadre hanno fair play)

    noi siamo uno in più, ma non riusciamo a segnare. e così ci sono le sofferenze supplementari, altri trenta minuti. (la mamma non ce la fa più a correre).

    e nessuno riesce a segnare, così si va ai rigori.

    i rigori si fanno nello stesso posto, quindi in realtà non si va da nessuna parte.

    però sono una cosa un pò mistica. è sempre uno che tira da solo e uno che para da solo.

    non si sa chi ha più il cuore in gola, o le ginocchia nello stomaco.

    e ai rigori, dove l'italia non vince mai....

    tan tan tan....

    il signor tre seghe (che un'altra volta proprio lui ci aveva fatto andare via) sbaglia.

    e quindi la francia fa quattro punti piuttosto che cinque.

    e invece l'italia, con tutti i suoi tatuaggi di nomi di mamme, di donne, di figli...

    ne fa cinque su cinque.

    e vince.



    c'è una grande commozione celebrale, tutti si vogliono più bene (anche se nessuno vuole bene alla francia e alla mamma della filastrocca soprattutto),

    e tutti vanno a fare confusione per la strada, tutta la notte.

    (la confusione per la strada però si può fare solo quando si è grandi, perchè altrimenti arriva babbbau che si mangia le mamme e i loro bambini).



    e questa è la storia.

    la mamma vi ha comprato la gazzetta dello sport (che normalmente non si compra), apposta per voi.

    l'ha comprata dal suo giornalaio preferito (quello che non tiene quotidiani di destra) che è rimasto un pò stupito quando lei gli ha detto che la comprava per voi che ancora non c'eravate mica.

    però quando parlava dei rigori, il signor giornalaio aveva gli occhi lucidi.



    adesso che sapete la storia,

    in questi mondiali nuovi che state guardando sputacchiando potete fare un sacco di citazioni e riferimenti,

    che un pò c'eravate anche voi.



    xxx

    June 28

    chiatenaccio



    IL CALCIO SENZA FOSFORO COME METAFORA DELLA VITA MI DÀ TANTI ASSIST.


    mizzica lo so che io sono agitata non mescolata (shaken not stirred, come la vodka martini),

    che anche se il freno motore mi fa ridere e mi dà soddisfazione ("questo minestrone, tutto il circondario saprà.."),

    in terza proprio non ci so stare, e se potessi passerei dalla prima alla quarta in diagonale

    (e solo perchè la quinta direttamente comporterebbe degli zigzaggamenti),

    che non so aspettare e non so stare ferma.


    ergo bombergo se fossi pucci pucci cippi lippi adotterei (adotterei un cocker arancione e lo chiamerei picasso),

    adotterei lo schema zemaniano sul quale parole hanno blowingato in the wind del blog.



    a proposito, 3 consigli per venerdi:

    a) mettere tre punte (inzaghi, toni e totti

    - totti solo per via del rigore, ma si sa che basta pocho a convincermi),

    quattro centrocampisti (grosso, matarazzi -

    forse matarazzi non può giocare? vabbè, neanche io sono lippi -,

    gattuso - che mi piace tanto colla sua calabrosità di pancia che corre tanto tanto tanto, e nesta),

    e tre difensivi (zambrotta, perrotta e cannavaro).


    b) usare i lati o le fasce o come si chiamano,

    insomma avanzare come il nuovo che avanza

    un pò stile battaglia alessandromagnina, circumnavigando, circoncidendo, circostanziando.


    c) c è davvero una lettera meravigliosa.


    d) non fare questi lanci carambolati caramboleschi

    che la palla si sa dove parte non si sa dove arriva.

    ma tiri bassi dritti e forti come (qualsiasi metafora mi assume una connotazione sessuale, quindi omissis).


    e) dire a buffon che se non ci fosse lui,

    e anche che sta meglio col vestito color granata piuttosto che giallo.



    però stavo scrivendo un'altra cosa.

    e cioè, che nonostante un naturale approccio peripatetico alla esistenza

    e nonostante il catenaccio mi faccia antipatia

    mi inviluppo nella contraddizione che (sol mi) consente e qui lo dico:

    QUANDO SI HA TRA LE MANI

    NELLE PIEGHE DELLO STOMACO

    STRETTO TRA LE GINOCCHIA

    QUALCOSAQUALCUNO DI DAVVERO PREZIOSO:

    ME NE INFISCHIO SE POI MI FISCHIO

    E FACCIO UN CATENACCIO CHE LO PROTEGGA.


    qui lo dico ma tra poco lo nego.

    maybe, let it be.


    c.

    June 06

    SEI SEI del SEI



    6.6.6.

    fino a ieri pensavo che oggi proprio oggi mi sarei sposata.

    un pò per astromotivi, anche se plutone non mi dura un giorno (eppure parigi val bene una messa),

    un pò per il numero,

    perchè lo avrei ricordato anche se non è dispari,

    perchè è tondo,

    perchè è mefistotelico, lo so, ma avrebbe avuto la forza del fuoco.

    e quella cosa un pò alla andreadecarlo, che mi vergongo ma l'ho letto quando ero (più) piccola,

    (arcodamore ------ archiaudaci, del resto)

    quella cosa dell'amore come una parabola che sale sale sale e quando arriva a un punto che ti scoppia il cuore da quanto è forte,

    a quel punto comincia a scendere e a rovinare tutto, o, comunque, ad appiattirlo nella dolcezza della noia e delle abitudini.

    io quella cosa della parabola non la capisco.

    perchè avrei voluto una linea retta, di quelle y=ax,

    che mi passa dall'origine di chiara,

    e che sale sale sale sale sale sale

    magari fa dei minuscoli picchi all'indietro, tipo un elettrocardioqualcosa di qualcuno che però ce la fa,

    ma di un centimetro al massimo

    e ricomincia a salire.

    che la noia la usa solo per fare la pizza alta quando fuori piove,

    che le abitudini le usa solo per distendere il lenzuolo di sotto, perchè con le pieghe si dorme male.

    che i problemi li scioglie nel vino oppure in altri fluidi.

    sale sale sale con lo zucchero,

    e interseca i pentagrammi di tutte le canzoni d'amore preferite:

    che passa per i "ti proteggerò"

    per "le ansie di perdersi e la certezza di aversi"

    per gli "accappatoi azzurri" .


    la mia retta ingenua come a dieci anni,

    semplice come l'acqua,

    determinata come una freccia,

    e poi

    incredibile come l'anarchia,

    impossibile come l'autarchia

    che ci prova, però, a bastare a se stessa.

    perchè se l'amore non basta

    allora non basta niente.


    c.

    May 03

    doppia pì

    faccio la doppia pi,

    dopodiché bevo la acqua perchè ho paura di disidratarmi.

    dopodichè rifaccio la doppia pi.

    dopodiché bevo la acqua perchè ho paura di disidratarmi.

    dopodichè rifaccio la doppia pi.

    dopodiché bevo la acqua perchè ho paura di disidratarmi.

    dopodichè rifaccio la doppia pi.

    dopodiché bevo la acqua perchè ho paura di disidratarmi.

    dopodichè rifaccio la doppia pi.

    la mia doppia pì è assolutamente trasparente adesso

    (sono tra il trash e il pulp, mi dispiace, e dire che sono una donna e non dovrei fare la doppia pi, ma che ci vuoi fare, non tutte le ciambelle riescono col buco, colpa di alfredo, se una rondine non fa primavera, infatti è primavera e non ho visto neanche una rondine, san benedetto, di nuovo acqua, help! bitols)

    dopodiché bevo la acqua perchè ho paura di disidratarmi.

    dopodichè rifaccio la doppia pi.

    non vorrei che i miei renelli diventassero troppo puliti,

    non vorrei combattere con troppa efficacia la ritensione idrica

    non vorrei diventare quelle che: "bisogna bere due litri di acqua al giorno"

    che fare?

    vino?

    il vino non è la risposta,

    il vino è la domanda,

    la risposta

    è

    si.

    salute e saluti,

    c.

    April 28

    DisPensa

    POESIA TRISTE (un po’)


    Beate le patate

    Che non hanno bisogno

    Della Terra

    Per

    Mettere le Radici



    c.

    April 19

    fatemi fare la quindicenne per 7,5 minuti

    sto pensando all'articolo 37 legge tar, non posso postarmi (se si dice così) Però mi hanno spedito i campi di fragole per sempre cantate da ben harper, ho setteminutiemezzo per pensieri BANALI come una BANANAsplit. con questa canzone il mio HARD disc che è pieno di donnine e omini nudi che fanno orge di applicazioni e file, incuranti dei virus perchè stanno in un ambiente MAC-canicamente protetto (anche senza norton profilattico), il mio hard disc è euforico e anche io. senza perché percome perquando e perquindi. fintantoché ai miei pensieri neri basta un pò di sciopping, di uovodipasqua residuo, di sesso, quattro vasche in piscina o mezzoretta sul tappeto rullante per ricordarsi che nel nero ci sono tutti i colori. fintantochè i miei pensieri neri sono fortunati ad essere neri per così poco e lo sanno. fintantoché siamo vivi e menomale. fintantoché essere lunatica e metereopatica e umorale e uterina è un privilegio. allora in questo esatto secondo sono felice e non voglio distrarmi. e se laibeniz si quotasse in borsa mi investirei tutta.

    e beccati anche questo quando certo qui non te lo aspetti

    Ti AMInoAcido,

    la tua Proteina.

    torno a lavorare

    (ma prima faccio una corsa nel corridoio, se non c'è nessuno)


    c.

    April 01

    poisson d'avril



    Poisson d’Avril.

    ma il sole è in ariete

    (in ControLuce)


    A.A.A. Antilogia Antinomia Antitesi cercasi ma solo per oggi

    Contraddico l’Opposizione e mi ContrappongO

    ridevo talmente forte che ho preso a singhiozzare: ControFigura

    ho corso così bene che pensavo di morire: ControVento

    certo che ti amo ma ti devo mollare: ControParte

    è lui o non è lui: ControIndicato

    sto perfettamente ma vado via: ControMano

    sono un gatto ma preferisco i cani: ControPelo

    parlando al futuro del passato del verbo fare: ContratTempo

    sono sicura ma non posso sbilanciarmi: ControMisura

    sono nella squadra ma non voglio più giocare: ControPiede.

    La decido la rima? La metto dopo o prima? (Controverso)

    Cambia i ricambi (ContrAssegno)

    Forse è l’ultima riga ma non è l’ultima parola (ControSenso)

    Oppure questa

    Si.

    (ContrOffensiva).

    March 20

    la revancha dell'inverno (ultimi stracci)

    Piove.

    Piove. ladro.

    Piove sulle solite tamerici salmastre ed arse. Ma

    Piove anche sugli ossi di seppia e sulla greppia nazionale.

    Piove. senti come.

    Piove. e non ho sete.

    Piove. angeli incontinenti.

    Piove è tempo di partire.

    (chi non piove si rivede).

    Piove sul bagnato.

    Piove. T’amo pio (bo)ve.

    Piove. Ciao ciao bambina (non ti voltare non posso dirti rimani ancor.

    Vorrei trovare parole nuove ma piove piove sul nostro amor).


    Non sono metereopatica.

    Semmai il cielo è chiareopatico.

    March 17

    torni? torna....

    Crisi del primo mese. Quando uno è precoce è precoce. L’ha fatto. È sparito dalla rete. Il mio blog. Questo qui, che adesso è tornato colla coda tra le gambe. Mi ha lasciato un post it, “non sono disponibile”, riprova più tardi. Avrebbe dovuto scrivere mi faccio sentire io. Del resto, è un maschio. Avrà trovato una più bella e più stupida, che scrive xò, xchè, qndo, cme, f***culo (o fanc***?) e via dicendo via margutta via col vento. Oppure era questo il momento in cui IO ero nella fase ATTENZIONE del rapporto. Quella in cui c’è ancora passione ma subentrano paure ed attaccamento. Avremmo potuto gestirla. Trovare un accordo. Lui mi avrebbe fatto un discorso paraculo e demagogico su quanto io sia unica e speciale e io non l’avrei tormentato. Mi sarei collegata cinque volte al giorno anziché. Anziché. Adesso la colpa è mia? E dire che mi sembrava una relazione perfetta. Stavo meglio. Mi psicoanalizzavo gratis. Un sacco di paturnie restavano salvate come bozze, altre uscivano. E io ero allegra. E invece ha voluto dire la sua. Che sempre e mai non esistono (non potremo stare insieme per sempre e neanche non lasciarci mai). Che il nostro è come un Co.Co.Co., io sono la Gallina e lui il Gallo.

    Poi è tornato. Fischiettandomi slave to the wage dei placebbbo. Come se nulla fosse. Adesso sta pensando che tra sette minuti finiamo a letto insieme perché tanto sono fatta così. Invece no. In queste ventiquattro ore qualcosa è cambiato. Come qualcosa è cambiato? Si, chiedilo a gec nicolson, lui lo sa. E tutto quello che c’era? Non lo so più. Sono confusa mi hai abbandonato. E io. Io. Io sono andata a vedere anche un blog alternativo (è stato bruttissimo, pensavo a lui ogni momento, ma non glielo dirò mai), mi ha detto che solo uno stupido può trattarmi come hai fatto tu. E allora? Allora. Adesso me la tiro, come dicono a . Oppure te lo taglio. Ti faccio diventare una blogga a scanso di infatuazioni maschiliste.

    Oppure. Oppure forse sei stanco? Hai mangiato? Ti (de)scrivo gli gnocchetti al forno che ti piacciono tanto? E poi magari ti racconto che ho fatto. (come si fa a capire se qualcuno ti ama? aspetta).

    VI SONO MANCATO/A/iou?????????????????????????????????????????????????????????



    POSTILLA in qualche modo tecnica

    È cambiato l’indirizzo (è ovvio che lo sapete, altrimenti non sareste qui) e tutta la impostazione. Ho recuperato quasi tutto, ma non mi ricordo esattamente quello che c’era e quindi non ne sono sicura. Di sicuro mancano gli afterhours. Peccato, mi ero divertita. Mi hanno spiegato che devo salvare quello che scrivo. È che mi sembrava una cosa ancora più onanistica del blog tu cur. Ad ogni moto (perpetuo) gli interventi hanno tutti la data di oggi. È ovvio che non sono le date originali. Pazienza.


    La cosa che mi dispiace (non che mi dispiace di più, non fatemi fare l’ippocrate) è che ho perduto tutti i commenti. Di quelli che conosco e di quelli che non conosco. Sono a rischio lacrime perché aspetto le cose nostre, e quindi non starò a ringraziare quelli che alla iannacci meritano ringraziamenti. Tanto lo sapete. Và (minchioni).

    postilla al mal d'africa

    variazione sullo straniero di camus

    esorcismo di esilio

    (lo speriamo tutti)

    c.





    Ci si ritrova

    stranieri

    dalla madre

    dal dio invocato

    dai preti

    dagli avvocati

    dalle regole

    che si sgonfiano

    risultando

    abitudini

    forse basterebbero

    le tette di maria

    le onde di un mare

    un caffè

    del vino

    fumo

    senza filtro

    in culo alla morte

    sorella giudiziosa

    alle iperboli

    e alle ipotetiche

    prossime

    vite promettenti.....

    sapendo

    che il sole scalda

    anche i cimiteri

    le lapidi

    e l'infinita

    solitudine

    da bipedi

    presuntuosi

    e che basta

    un incidente

    per cancellare

    se medesimi

    annegandosi

    nell'indifferenza

    ben educata

    dei simili

    male di africa

    Sbirciavo i blog notes degli altri.

    Giuravo (giuravo è onestamente troppo: mi ripromettevo o mi riprogammavo. Diciamo che premevo control alt canc e mi inibivo).

    Insomma, mi dicevo che non mi sarei annacquata nelle mie depressioni noiose.

    Vero è che se uno mi legge sono fatti suoi, ma, ecco, mi sarebbe dispiaciuto annoiare con le mie pen(n)e varie.

    Ma le lacrime sono irresistibili come l’acqua. Basta che la cartella tamarri ed eventuali della radiomobile tiri fuori graziani ivan, che tutto scolora. Con quella storia che Firenze non è riuscita a cambiarla, lo studente barbarossa di filosofia, una donna da amare in due, la sua casa è il mare con un fiume non la può cambiare.

    Da piccola (più piccola) mi piaceva il pane senza sale. Avevo una nonna a Firenze che mi lasciava svuotare il porta pane di tutto il pane presente passato futuro. Ero piccola e niente era più saporito della cosa più pulita: il pane senza sale. E poi venivo imboccata di proteine guardando i tetti: mi sembravano meravigliosi. Le tegole e i camini. Invece a Marsala no. Non c’erano camini perché non serviva il riscaldamento. Non c’erano le tegole, perché non perturbava e non perturba (infatti quando piove finisce la luce e finiscono le strade, ma succede talmente raramente che non conta): tutti tetti orizzontali e bianchi. Astraco solare. E poi la Sicilia ed elenchi di quello che non và. Quando hai quattordicianni e quaccheri come una papera e non sai se è meglio fare l’astronauta oppure l’ambasciatore a mosca e il muro è caduto ma ci sono i paralipomeni. Oppure, anzi, vuoi fare il medico senza frontiere che scopre il vaccino contro il mal di amore. Quando hai quattordicianni non sopporti che stai in un posto piccolo e tutti sanno tutto di tutti, poco di sé, ma non importa perché abbiamo tante maschere da marsalabene. E l’anticonformismo è stranitudine, e un bacio dietro un angolo è un fidanzamento (anzi, uno zitamento). E non sopporti che non ci sia un teatro (e devi andare al biondo a palermo a vedere pirandello, perché pirandello attenua la pirLandellaggine, e poi devi mangiare iris alla nutella da spinnato, e discutere sull’autobus se siano meglio i quin o gli uddue, che tempi). E non sopporti che non ci sia un cinema, anzi, che non ci siano due cinemi: uno c’è, ma è uno, e ti spiattella vacanze di natale per otto settimane di fila e fondi, finché poi non arrivano le vacanze di pasqua ed è troppo caldo per andare al cinema. Poi ci sarebbe un altro cinema, ma un ex porno, e non ci può andare nessuno, perché se qualcuno che non sa che il cinema non è più porno ti vede entrare, scatta la tragggedia greca con otto gi, che neanche l’antigone poteva tanto. E poi c’è una libreria sola: dolcissima, con un libraro meraviglioso, ma una è. E se hai quattordici anni e vuoi regalare a quello che ti piace (anzi, a quello che VUOI tanto) un libro di poesie e vuoi neruda (sei ancora piccola per merini, che bello), e neruda è finito, ci vogliono due settimane forse tre: ecco. Ecco, pensi: tutta colpa di questo borgo borgaggio, l’amore della mia vita interrotto solo perché non c’è un’altra libreria o i grossisti sono grassi e pigri e non consegnano. E poi le solite facce, le solite espressioni, i soliti posti, il solito lungomare, il solito vino. Come fai a cambiare il mondo? Ti chiedi. Mi chiedo. Il caldo, la calma, la rabbia ormai addomesticata. E tutti ti guardano male se ti stacchi un momento. Come fai a cambiare il mondo? Ti chiedi. Mi chiedo. Me ne vado. E un ippopotamo mi diceva: la vera sfida è restare. E invece no. Lascio l’acqua e lascio la terra perché ho bisogno di aria. E l’aria mi serve per il fuoco. Sono sagittario, dopo tutto. Due cose non sopporto: la noia e la solitudine, e se mi annoi o mi lasci sola me ne vado. E siamo qua. Bilanci non ne facciamo perché mancano due anni ai trenta anni, e comunque i bilanci si fanno quando l’anno è un numero primo. E però un pero, un melo, un melodramma. Sono qui. In questo posto dove a forza di lavare i panni nell’arno si sono dissolti i colori. A forza di essere eleganti e snob si sono bloccate le emozioni. Puoi essere originale, non ti guarda male nessuno, ma non ti guarda neanche. E non è che non ci provi, ad essere: anzi, ti infiocchetti, ti racconti su un piatto, ma ti senti un avanzo. Cosa è che non torna? E perché non torna, dov’è andato? Ed è mai possibile che in dieci anni dieci anni dieci anni (non trenta, dieci) gli amici veri (quelli che lo sanno cosa hai, se sei felice, triste o medio) stanno da roma in giù (o da napoli in giù, o dalla calabria saudita in giù). Il pane senza sale non mi piace più. Non mi piacciono i brodi e tutto quello che si mangia col cucchiaio. Non mi piacciono i crostini coi fegatini. E sono stanca di bere chianti e di sentire una città che si culla. Sulle persone che ti dicono: èèèè però, i fiorentini sono chiusi. Porca vacca, apritevi: non dà fastidio avere un manico di scopa che blocca il flusso di emozioni? chi l’ha prescritto? Dante? Un medico? I medici? E già che ci sono, la bistecca: è buona solo una volta ogni cinque. E fa freddo d’inverno (e fino a diciotto anni non avevo mai visto un parabrezza). E fa caldo, d’estate (e il mare è tra un’ora e mezzo di coda. in dieci minuti, però, trovi un sacco di cloro che ti rende aristocraticamente candida). La verità, vi prego, sull’amore. La verità è che doveva bastarmi il mare. Lo scirocco. I ricci. Le melanzane lillà anziché viola addolorata. Il nero d’avola. Pensare che se tutti conoscono le COSE TUE, forse conoscono anche te. E non ti fanno sentire la noia e neanche la solitudine. Non bastava un film alla volta? Non poteva piacerti di più Tommaso a Lampedusa? Ricordarti di Pantelleria così vicina? E siamo qua. A guardare il fiume cascare su se stesso per ricordarmi le onde. A fare la sauna per drogarmi di caldo e ridere talmente forte “che mi uscirono” le lacrime dal naso. c.

    LunedDì Di Dieta

    BULIMIA DI AMORE

    EMOZIONI GRASSE

    VOMITANO FLUSSI DI FLUIDI

    TRISTEMENTE POST COITALI

    SI ALIMENTANO DI ANSIE PROTEICHE

    ASSORBONO LACRIME EGOTICHE E GLUCIDICHE.

    IDIOTEMOTIVE

    SI PESANO AUTOCOMPIACIUTE

    DEL DOLORE CARBOIDRATICO E CELLULITICO.

    OPPURE.

    della donna e delle feste meste

    c’è un momento in cui la festa della donna è un divertente pretesto per uscire colle amiche.

    suppongo avvenga negli stessi anni in cui la professoressa delle medie racconta la storia triste dell’incendio occorso in una fabbrica di donne (che non costruisce donne però) e alberi di mimose nei ciPressi che non vanno a bolgheri.

    sono gli anni in cui una fanciulla timorata di dio e degli uomini (poi il timore rimane ma l’audacia prevale) non è che può uscire quando vuole, e così una scusa è una scusa è una scusa. quelle cose tipo la pizza e le patatine e la coca cola, insomma, e parlare del ragazzo che ti piace con l’enduro, che, naturalmente, và troppo forte per te, e ancora nell’armadio ci sono improbabili cardigan di colore pastello e calzini najoleari pieni di conigli, macchinette, fiorellini.

    poi arriva il momento del femminismo.

    e allora la festa delle donne è una bufala senza margherita, un effetto PLACEBO (che non è glam rock come il gruppo).

    come le quote rosa.

    e allora fastidio epidermico eruttativo cutaneo. come puoi pensare che io vada in quel circolo vizioso. donne che mangiano attorniate da camerieri sexi più o meno vestiti (che non è esattamente come fare robbbba e mangiare insieme). e uomini che escono in branco per approfittare di cotanta fortuna diffusa e concentrata e disinibita. donne che escono con le donne e sperano di tornare con un uomo.

    se un povero cristiano musulmano buddista induista o quello che è (non voglio entrare nel ginepraio religioso della pari dignità delle confessioni, ma neanche rischiare che un giudice mi appiccichi una grossa t sul blog, ohibò),

    dicevo se un tizio azzarda un omaggio floreale scatta l’attacco perché un giorno e un po’ di giallo non bastano, è meno di una luce piccola e io non so farla bastare. e guardi le povere donnette che si accontentano dei cadò di serie, cioccolatini e mimose. alle più fortunate tocca il cosiddetto completino intimo o un profumo o un ombretto (per esempio, se io fossi un uomo regalerei trucchi, corredati di biglietti banali tipo “perché sei bella anche senza”). giusto perché si ricordino che è una festa, ma sempre la festa delle donne: semel donna, semper donna.

    e tu, come lucy (quella delle noccioline), pensi che aspetterai il sedici dicembre, compleanno di beeeeeethoven perché un piccolo pianista ti faccia un regalo. e nelle more (o nelle bionde, dipende che testa hai) ti organizzi una conventional night, casalinga, perché basti a te stessa.

    (sotto

    sotto

    sotto

    sotto

    sotto

    sotto

    però, non può escludersi l’effetto san valentino’s style: non ci credo, però, insomma, un piccolo pensiero anche per me, in fondo puntini puntini puntini).

    poi per fortuna il femminismo passa.

    salterò a piè pari il pezzo sulle biodiversità: perché una patata è diversa da una zucchina e perché è giusto che nel brodo primordiale abbiano ruoli diversi.

    salterò prima col piede sinistro e poi col destro il pezzo sulle quote rosa, che sono incostituzionali, è vero. però quando entri nel mondo ne vedi di cose.

    il femminismo passa.

    resto io che sono una donna (mediamente isterica come quella che ha le mie stesse iniziali).

    non ho le gambe lunghe da poterci fare il giro del mondo in ottanta centimetri (o erano novanta?). menomale, mi dico, perché è dimostrato che la cellulite è inversamente proporzionale alla simpatia ed alla intelligenza delle cellule circostanti. (questa frase la dovrei togliere? bè, lettore sprovveduto e impertinente, sappi che non sono grassa.)

    non ho le gambe lunghe da farci il giro del mondo in ottanta centimetri.

    e faccio anche la pipì.

    e ho paura di dovere sapere fare troppe cose.

    lavorare per non sentirmi dire che il diritto è cosa da maschi (e quante donne presidenti e nobel e scrittrici e quello e quell’altro non ci sono state).

    capire almeno un uomo nella vita, capirlo quando ti sembra che non ti capisca e ti chiede se ti girano le ovaie.

    fingere. ad esempio che l’incidente di totti sia una sciagura per i mondiali. o una fortuna per la fiorentina. ad esempio.

    cucinare. anche se poi i più bravi scef sono maschi, si sa.

    sapere stare. come saprebbe stare odri dappertutto. (ridere o piangere quando è il momento giusto, o, almeno, non farlo quando è il momento sbagliato. dire la cosa giusta o non dire la cosa sbagliata. insomma, ogni tanto stai zitta).

    condurre una casa (ma mai qualcosa che si muova).

    affrontare un processo di osmosi con una creatura minuscola, sapendo che è un’osmosi che durerà per sempre.

    e attenzione ai vestiti, al trucco, alla tonicità. per non rischiare di diventare obsoleta prima del tempo e subire l’upgrade, come un telefonino. perché, a volte, gli uomini entrano in pausa (variamente qualificabile) e hanno bisogno del giocattolo nuovo.

    e che facciamo allora?

    TERRIBILE: tocca aspettare il principe rosso (“perché azzurro mi fa forza italia”)

    che mi protegga dalle paure dell’ipocondria,

    dai turbamenti che da oggi incontrerò per la mia via

    dalle ingiustizie e dagli inganni del mio tempo

    dai fallimenti che per mia natura normalmente attirerò.

    mi sollevi dai dolori e dagli sbalzi d'umore

    dalle ossessioni delle mie manie.

    non importa che superi le correnti gravitazionali

    lo spazio e la luce per non farmi invecchiare.

    basterebbe che mi creda un essere speciale, ed abbia cura di me.

    a quel punto, potrei farcela.

    e mi piacerebbe proprio fare la femmina.

    c.