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June 20 anche le chiare a volte sono tristianche le chiare a volte sono tristi. non riescono a stare su di giri e a diventare meringhe, stanche che non hanno neanche la forza di impazzire come maionese, rimangono acquettose sul fondo della ciotola, e più si domandano perchè non montano e non diventano bianche e dure più rimangono inutili e tristi (come la birra senza alcool, diceva quello). e più cercano quella cosa cattiva che non le fa ri-montare (un pezzo di guscio? un pò di tu-orlo?) più rimangono lì. al crocevia di tutte le poesie di ungaretti, montale e quasimodo. e poi? poi l'ermetismo non basta (il cuki è finito, e l'alluminio - si sa - non riesce a contenere i fluidi) e allora ci vorrebbe qualcosa di tamarro, qualcosa di tamaro sul cuore e dintorni la snobbitudine lo impedisce (peccato) e all'improvviso appare kipling, che a quanto pare prima di disegnare borse bruttine accessoriate da gorillini antiestetici ancorchè color pastello, kipling a quanto pare scriveva cose cose un pò tamarre: ma era troppo presto per qualificarle tamarre. e così posso copincollarle, sperando che domani sia un nuovo giorno alla rossellla o'hara o alla rossella o'chiara:
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi, e a tener duro quando niente più resta in te tranne la volontà che ingiunge 'tieni duro!' se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi, il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene, e - quel che è più - tu sarai un Donna, ragazza mia!" Kipling Rudyard (in verità egli la scrisse al maschile. ma solo perchè era maschio). June 14 Ecuba al quadratoSenza congiuntivi. Se metto sulla tavolozza i colORI e gli odORI dei miei tre giorni mi viene una commozione cerebrale. Le lacrime mi fanno gli oli e le tempere salate (olio e sale va anche bene, posso imbruschettare un blog, ma per temperare il sale ci vorrebbe l’arrotino, e coll’ombrellaio che ci faccio?) rischio di fare un quadro impressionista, ma Monet e Manet (che sono la versione romantica di cip e ciop? E se ci fosse stato anche minet o munet o menet avrebbero fatto qui quo qua?) ci sono già stati (hanno fatto il loro tempo come i giardini pensili di conte paolo) e non voglio fare un Post Posticcio. Allora solo un Poster Posticcio sempre, ma senza pretese (portò l’amore nel paese). Tre giorni a Siracusa, solo tre (e all’improvviso come mi sei scoppiato dentro al cuore all’), lo stesso improvviso che mi ha impedito di fare un passaggio radente ad ovest (e mi dispiacque assai). Le tragedie spesso le faccio (oppure i capricci) altrimenti le guardo al teatro greco di Siracusa. Le Troiane ed Ecuba. Immaginatevi un po’ di giallo dei limoni, un po’ di blu mare sotto la pioggia e un po’ di blu mare sotto il sole. Il sole non prendetelo giallo, che ci sono già i limoni (e non mi pensate Montale, che è di un’altra regione), il sole fatelo che riflette la terra lavica, così brucia anche di più. Verde non troppo, che poi uno si immagina un paesaggio florido, invece è fertile ma difficile (come una donna di trenta anni), un verde alloro. E il rosso lo voglio dell’interno dei ricci, sparsi come le trecce morbide sulle caserecce. E un po’ di rosso anche dal nero d’avola, Rosso d’avola, tanto per fare rima con me, e tanto perché, come ha detto quel cameriere di Acireale (“che l’ha detto il dottore che col pesce il vino bianco deve essere? Bevete quello che volete”). Lo stesso baffone che quando il latifondista proprietario del ristorante non mi ha dato il tavolo davanti al mare perchè la terrazza è ancora umida che ha piovuto, lo stesso cameriere baffone che quando gli ho detto che il mare mi manca e che avrei voluto averlo davanti solo un po’, mi ha detto che lui ce l’ha lì, ma non è che se lo può mangiare, e che il mare uno lo può amare solo quando in tasca ha un po’ di soldi sennò, e quante cose ci sarebbero da dire allora, quanti Malavoglia che ti vengono in mente nelle Acicittà (Acireale, Acicastello, Acitrezza) e la Provvidenza e i lupini e quanti pensieri e quante cose che andavano fatte, e questa oscillazione della Sicilia o dei Siciliani tra Rosso Malpelo e il Gattopardo e chissà. Adesso basta perché ve lo avevo detto che i colori mi si stanno mescolando, sto flettendo verso turner e invece avrei voluto girare una litografia. Adesso basta perché il rosso mi sta diventando bordò che è un’altra regione e un altro vino. Riprendiamo un po’ di rosso, dal sugo della caponata. O, se proprio vogliamo essere morbidi, dalla granita di gelso. L’arancione basta quello del tramonto che è un tramare. Colori pastelli si sa, non ne abbiamo ancora. E in questo mosaico, vada per mosaico, metteteci queste donne tragiche. Mentre Troia brucia (e non si capisce perché troia si chiama troia, se poi l’ha presa male per colpa di una che troiana non era), mentre le scenografie (che non sono le sceneggiature, me lo devo ricordare) sono metafisiche e c’è solo la sabbia sul palcoscenico e un tronco e i caratteri sono vestiti da prima guerra mondiale coi cappottoni verdi e gli anfibi o giù di lì, e il coro è di donne ognuna con una valigia marrone (poi una apre la valigia, tira fuori un violino e lo suona in silenzio, cioè nel silenzio degli altri). Questa era Ecuba. Nelle troiane metteteci invece una sagoma di città con le sirene che lampeggiano in silenzio. Ecco, tenete nell’emisfero sinistro tutti i colori. Nell’emisfero destro guardate la scenografia. E col terzo occhio leggete Cassandra che deve lasciare Apollo l’unico non uomo della sua vita per essere consegnata ad Agamennone, Cassandra che impazzisce o rinsavisce ogni minuto di più (“chi è saggio deve fuggire la guerra. Ma se è costretto a combattere, donerà alla patria una corona gloriosa con la sua bella morte, oppure infamia, con una morte vile. Per questo, madre, non devi compatire la tua terra, non devi piangere sul mio letto. Con le mie nozze rovinerò il peggior nemico, mio e tuo”). E leggete la mia dolce Andromaca che sta per andare al figlio di chi le uccise Ettore, e che sta perdendo il bambino Astianatte (“si dice che una sola notte cancelli la repulsione della donna per il letto di un uomo: ma io detesto colei che dimentica il primo marito e in un nuovo letto ne ama un altro. Neppure una puledra, divisa dalla sua compagna, trascinerebbe facilmente il giogo: eppure è solo una bestia, priva di voce e di senno”). Leggete Elena, che torna all’ovile e ci riprova ad entrare da regina. Perché “chi ama non può smettere di amare” (anche se, forse, “dipende dal cuore dell’amato”). E pensate a Ecuba, che la vera tragedia la sente chi resta (non c’è ai stata nessuna donna infelice come te, “nessuna, tranne l’infelicità in persona”), che tutto ha perso e che trova la forza per una sola vendetta (contro Polimestore, che uccise Polidoro, il più giovane dei figli di Ecuba, proprio mentre lo stava ospitando) e che ci riesce, fiduciosa nelle donne dopo tutto (“Agamennone: “me lo immagino, delle donne che hanno la meglio sugli uomini…”; E.: Il numero e l’inganno sono brutti avversari”; A.: “è vero, ma non ho molta fiducia nelle donne”; A.: Perché, non furono le donne a uccidere i figli d’Egitto? Le donne svuotare Lemno di ogni maschio…”). A questo punto, mi sto de chirichizzando in una piazza di italia, e forse mi serve una tela nuova.
c. June 07 la bella estate mangiando pavesinista arrivando e noi non abbiamo PIU' bisogno di trucchi (puntini puntini)
[propriamente non abbiamo bisogno di fondotinta (cfr. da qualche parte su questo blog)]
Eppure una di loro, quella Tina che era uscita zoppa dall'ospedale e in casa non aveva da mangiare, anche lei rideva per niente, e una sera, trottando dietro gli altri, SI ERA FERMATA E SI ERA MESSA A PIANGERE PERCHE' DORMIRE ERA UNA STUPIDAGGINE E RUBAVA TEMPO ALL'ALLEGRIA ". (c.p.) May 30 arancione contro(la)corrente gravitazionale del tè al bergamottola mia prima colazione si risolve in una tazza di earl grey con un goccio di limone (tè al bergamotto: bergamotto alto o basso?) e uno yogurt alla frutta con pochi cereali. (la mia seconda colazione in periodo di RAC - i.e., Regime Alimentare Controllato - si dissolve in un caffè lungo in tazza grande, e una concetta sigaretta). stamattina mentre il tè si raffreddava e non avevo fretta, ho finito di leggere il capitolo che ieri notte era rimasto a metà, e che copioincollo, anzi ricopio (e non incollo un bel niente) perchè mi ha fatto pensare ai colori preferiti dei miei soggetti preferiti (e.g.: il rosa della miacuginapreferita, il turchese della miamammapreferita, il rosso del miobalconepreferito, l'arancione della miaamicapreferita, il blu del miosnobpreferito and so on) e perchè il mio colore è l'arancione, e lo stesso arancione di Des Esseintes ultimo dandy e primo nichilista (del resto, dopo la dipartita di lucrezio il dente del giudizio, mi colloco in un flusso di decadentismo anche io, e mi canticchio la decade di decadenza dei bluvertighi, e spero di precipitare in uno spleen, purchè sia onomatopeico e tintillante).
"à rebours" (1884) - j.-k. huysmans, (capitolo primo)
A tutti preferiva l'arancione. Trovava così in se stesso conferma ad una teoria ch'egli dichiarava pressoché matematicamente esatta: che una armonia, una rispondenza esiste tra la natura sensuale d'un vero artista ed il colore che i suoi occhi apprezzano meglio e cui sono più sensibili. Trascurando infatti la grande maggioranza degli uomini che han la retina così grossolana da non apprezzare né la cadenza propria a ogni colore né l'arcano fascino delle gradazioni e delle sfumature; trascurando del pari l'occhio del borghese, insensibile alla pompa e al vittorioso squillo dei toni alti e vibranti; non prendendo in considerazione che gli individui dalla pupilla squisita, educata dalla letteratura e dall'arte, gli pareva fuori dubbio che l'occhio di quello fra di essi che sogna l'ideale, che reclama delle illusioni, che implora dei veli nei tramonti, è di solito accarezzato dall'azzurro e dai colori che ne derivano, quale il malva, il lilla, il grigio perla: purché tuttavia essi restino tenui e non varchino il limite oltre il quale divengon altri, si trasformano in violetti puri, in meri grigi. Quelli invece che procedono a passo di carica, i pletorici, i bei sanguigni, i solidi maschi che disdegnano i preludi e gli intermezzi e s'avventano perdendo subito la testa, per la maggior parte costoro applaudono ai luccichii sfacciati dei gialli e dei rossi, ai colpi di tamburo dei cinabri e dei cromi che li accecano e li sborniano. Insomma, l'occhio delle persone deboli e nervose che han bisogno, per risvegliare l'appetito, di cibi affumicati o piccanti; l'occhio di chi è sovreccitato ed estenuato predilige, quasi sempre, l'arancione: questo colore dagli splendori fittizi, dalle febbri acide. La scelta di Des Esseintes non lasciava dunque adito a dubbi; ma innegabili difficoltà si presentavano ancora. Se il rosso e il giallo s'esaltano alla luce, lo stesso non sempre si può dire del loro composto, l'arancione: che si tramuta ben spesso in rosso-nasturzio, in rosso-fuoco. Alla luce delle candele studiò tutte le sue gradazioni e ne scoperse una che gli parve non dovesse subire squilibri ed eludere la sua attesa. Ottenuto questo primo risultato, si propose di scartare, per quanto possibile - nell'addobbo almeno dello studio - stoffe e tappeti orientali, diventati, oggidì che i mercanti arricchiti se li procurano con poca spesa negli empori di novità, così stucchevoli e così ordinari. Tutto considerato, decise di far fasciare le pareti come si rilegano i libri: di marocchino a grana grossa schiacciata, con pelle del Capo resa lustra da robuste lastre di acciaio sotto un torchio pesante. Quando le pareti furono addobbate, fece dipingere i tondini e la cimasa in indaco carico, in un indaco laccato simile a quello che si adopera per i pannelli delle carrozze; e la volta, un po' arrotondata, rivestita del pari di marocchino, schiuse, come un'immensa finestra tonda incastonata nella sua buccia d'arancio, un cerchio di cielo in seta azzurro-del-re, nel quale si libravano ad ali spiegate serafini d'argento, recentemente ricamati dalla Confraternita dei Tessitori di Colonia per un antico piviale. La sera, quando ogni cosa fu a posto, tutto si conciliò, s'affatò, prese unità. Lo zoccolo immobilizzò il suo azzurro, sostenuto per così dire, riscaldato dagli arancioni: che, a loro volta, si mantennero schietti, appoggiati e in certo modo attizzati che furono dall'incalzare dei blu." March 31 auto da meMAI avrei pensato di copincollare qualcosa di emilia figlio di dichin Che nel mio immaginario personale e collettivo è Più pissera di una cinturina rosa di pelle lucida Più smelensa di una torta nuziale a otto piani e un sottoscala. Più soporifera di un piatto di lasagne a favignana ad agosto alle due a picco.
“Non bisogna mai dire non berrò mai questa acqua”. Infatti l’acqua l’abbiamo bevuta ed è stata colpa mia. Infatti ho trovato un verso di emilia con l’auto da fé Che mi apre una finestra canetti elias (pericolo PERICOLO d’INCEDIO… desiderio DESIDERIO ARDENTE… FUOCO FUOCO FUOCO), e una finestra battiato franco (è sceso il buio sulle nostre coscienze e ha reso apocrifa la nostra relazione, vorrei innestare il moto dell’indifferenza, e allontanarmi da te, per presentarmi davanti al tribunale di una nuova inquisizione)
Le Stagioni si succedono uguali I Mattini si trasformano in Mezzogiorni E aprono i loro Baccelli di Fiamma
I Torrenti scrosciano tutto il Giorno Nessun merlo trattiene il Suo Banjo Per un Calvario che passa
Non son nulla per l'Ape La separazione dalla Sua Rosa Per Lei riassume la Sofferenza .
March 23 Movimenti Affatto BORGhESi
In un mondo parallelo in diagonale esiste sicuramente una donna Clarita Che nella città delle arie buone Aspetta tutte le sere Un uomo che non è registrato all’anagrafe Gli pulisce le ferite col rum Si fa ballare una volta sola E ricomincia ad aspettarlo c.
Dove sarà (ripeto) la mala che fondò, in sentieri polverosi di terriccio o in villaggi sperduti la setta del coltello e del coraggio? Dove saranno quelli che passarono, legando all'epopea un episodio, una favola al tempo, e senza odio, lucro, nè passione d'amore s'accoltellarono? Li cerco nella loro leggenda, nell'ultima brace che, come una vaga rosa, trattiene qualcosa della ciurma valorosa dei Corrales e dei Balvanera. Quali vicoli oscuri o quale deserto dell'altro mondo abiterà la dura ombra di colui che era un'ombra oscura, Murana, il pugnale di Palermo? E quale fatale Iberra (ne abbiano pietà i santi) che uccise su un ponte della via suo fratello lo Snasato, che deteneva più morti di lui, e così pareggiarono? Una mitologia di pugnali lentamente si annulla nell'oblio; una canzone di gesta si è perduta in sordide cronache poliziesche. C'è un'altra brace, un'altra rovente rosa nella cenere che li conserva interi; ecco i fieri uomini del coltello e il peso della lama silenziosa. Anche se la lama ostile o quell'altra lama, il tempo, li ha fatti perdere nel fango, oggi, al di là del tempo e della nefasta morte, quei morti vivono nel tango. Si trovano nella musica, nelle corde della testarda chitarra faticosa, che trama nella mitologia venturosa la festa e l'innocenza del coraggio. Gira nel vuoto la gialla ruota di cavalli e leoni, e sento l'eco di quei tanghi di Arolas e di Greco che io vidi ballare sui marciapiedi, in un momento che oggi emerge isolato, senza prima nè poi, contro l'oblio, e che ha il sapore di ciò che è perduto di ciò che si è perduto e si è recuperato. Negli accordi ci sono antiche cose: l'altro cortile e un barlume di pergola, (Dietro le pareti sospettose il Sud conserva una chitarra e una lama). Quella raffica, il tango, quella diavoleria, gli anni indaffarati sfida; fatto di polvere e tempo, l'uomo dura meno di quella leggera melodia che è solo tempo. Il tango crea un torbido passato irreale che in qualche modo è vero un ricordo impossibile di essere morto rissando, in un bivio di periferia. March 22 Pensiero buk: Questa storia, Baricco Alessandro, Roma, 2005.Tante e tante polemiche fanno su A.B..
Il punto è uno e uno solo, quindi sono due. Infatti due punti: ha capito cosa vuole un certo tipo di lettore e lo scrive. Per questo sta antipatico, ad alcuni. A me, invece no. Come tutti quelli che sanno come piacere a qualcuno a cui vogliono piacere (e a chi non piace piacere? Del resto se ti infilo la lingua nell’orecchio, mica lo faccio per farti vomitare). Lui lo sa che “anemia della loro gioventù” buttata lì piace e lo scrive. Io lo trovo e dico tò, me lo devo appuntare (e non me lo appunto. Al massimo faccio un orecchietta al libro. Poi orecchietta dopo orecchietta, tutte orecchiette senza cime di rapa, il libro sembra che abbia gli orecchioni, come un elefante, e io non mi ricordo più cosa avrei dovuto ricordarmi, ma questa è un’altra storia). Arriva qualcuno e dice troppo costruito prodotto editoriale è scritto per vendere. (a parte che anche questa cosa: è ovvio che se uno vive scrivendo in qualche modo deve mangiare, mi sembra sciocco biasimarlo, casomai lo invidio un po’). Occhei (su ghiaccio) è un po’ costruito. Ma non è celebrale. Chessoio, come Calvino, che non per nulla è gemelli. Adesso non sto paragonando AB a IC: è solo per prendere il mio prototipo di scrittore segno d’aria. Certo non è neanche Saramago, che ti assorbe in emozioni indecifrabili e indispensabili. Adesso non sto paragonando AB A JS, è solo per prendere il mio fototipo di scrittore segno di acqua (anche se non lo so Saramago di che segno è). Questo libro ha il sole nel cancro, la luna nel toro e l’ascendente bilancia. Ci sono flussi di emozioni e bisogni di cose vive. Tutto è diplomaticamente sistemato in una buona forma laibinizianamente sentibile. Come noto, a me (salvo rare eccezioni, tra le quali la mia cugina preferita) la bilancia non piace e quindi anche mi piacerebbe di più – più decostruito. Nondimeno, mi ha. E mi ha fatto restare abbastanza sveglia la notte. Ergo voto sei e due quinti. Adesso ri-copio e incollo dei pezzettini. Così posso togliere le orecchie al libro. -nb. Cercherò di non svelare il finale, casomai . c. “Per capire: solo nel 1915 i tedeschi avevano messo a punto un sistema per sincronizzare lo sparo di una mitragliatrice, sistemata a prua, e l’elica che le ruotava davanti. Il marchingegno aveva del miracoloso. I proiettili invece di sforacchiare l’elica e far precipitare tutto quanto, sgusciavano in mezzo a quel gran roteare e andavano a colpire lontano. Avresti detto che era la pala di legno a sparare, in un qualche modo che non sapevi. E invece c’era il trucco. Francesi e inglesi ci misero un po’ a impararlo. Sincronizzare mitragliatrice ed elica: a voler evitare guai, si dovrebbe avere una cosa del genere per tenere insieme uccello e cuore, dissero. Perché la guerra ancora non li aveva ammutoliti”. ////////// “Gli ho fatto che non ero ancora nata, e questa, per la gente, è una cosa difficile da capire. Ci ho messo tanto tempo a nascere. Però al signor Parri ho solo detto: - Non ero innamorata di lui. Succede, ha detto”. ///////// “Lui avrebbe ricomposto il mondo ogni volta che noi l’avessimo spaccato”. //////// “Magari non era affatto la donna della sua vita. Probabilmente era solo una stupidella viziata e vagamente frigida lo sa? – disse. – No, non lo era-, disse l’uomo. Poi disse che era sicuramente la donna della sua vita. – E perché? – Perché era cattiva. Era matta, cattiva e tutta sbagliata. Era vera, se capisce cosa voglio dire. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando. Fece una piccola pausa. – Era una di quelle strade su cui ci si ammazza”. March 17 trapani Marin(ett)ato collimonese marinetti filippo tommaso avesse avuto più tempo, sarebbe diventato comunista. lo so. c.
Nordica miscela d’acqua anice cielo mare Trapani Ingabbiato di gru metalliche galleggianti E torbide scritture di pioggia grafomane in necrologie L’innocenza di quel sale bianco nello schifazzo Sotto la vela tesa e sporca di vita vissuta, va Freddi astratti mulini delle saline Tetti di tegole accovacciate sul sale virginale per difenderne la pura Amarezza dal peccato dolcissimo Su quali poeti morti ruotano gli alti gabbiani partoriti dal cielo tetro sopra un mare di bile? Lontanissime vele ferme sintesi d’ogni nostalgia titubante Ma divampano le fasce rivoluzionarie rosse dei piroscafi in lutto Rugginosi gabbiani di marinai curvi confessano la draga mastodontica Che estrae dal ventre spaccato rotolanti intestini di rimorsi fangosi Fuor dai bronzei abissi del porto Cragliiiiing – gliiiing Gloooong – gloooong Tan- tan tling – tlung Sulla strada del porto gli avvisi colorati impongono: PREFERITE IL LIQUORE SAN GIULIANO Domani sorseggerò la lunga sagoma pulita di Trapani bevuta dall’alto (800 m) LA DUCALE PROFUMI DI LUSSO DAVANT Parigi ventagli pelliccerie delle belle siciliane Tra e braccia mani aperte del porto entra il postale nero piroscafetto Giocattolo con la ciminiera nera fascista dell’unico azzurro superstite E relativa stella bianca Nel centro due canotti sproporzionati sospesi su tutti i naufragi A poppa si sporge l’angolo retto del marinaio che tende il cordone Ombelicale alla banchina madre Le barche sbarcano viaggiatori ritti parapioggia liquidati acqua sopra sotto Garibaldi di marmo sorveglia la simultaneità del porto Le palme piangono e chiamano il sole la draga scava il passato Cragliiiiing – gliiiing Gloooong – gloooong Tan- tan tling – tlung Ma la draga accelerando arrotando i suoi rumori diventa subitamente un trapano Trapano di Trapani Trapano coloniale nell’africa vicina.
Filippo Tommaso Marinetti, 1928. |
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